Stato-mafia, sì a frasi di Graviano su Berlusconi. Putin non deporrà

Entrano nel processo le conversazioni del boss intercettato in carcere in cui parla di presunti favori ricevuti dall’ex premier

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PALERMO – Le conversazioni intercettate in carcere in cui il boss Giuseppe Graviano parla con il detenuto Umberto Adinolfi, che lasciano ipotizzare dei presunti favori fatti dall’ex premier Silvio Berlusconi al capomafia di Brancaccio, entrano nel processo sulla trattativa Stato-mafia.

La Corte d’assise di Palermo, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto infatti la trascrizione delle conversazioni. I giudici hanno anche disposto l’esame di Graviano che, dal ‘94, è detenuto al 41 bis.

“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia…”, una delle frasi pronunciate da Graviano, intercettato nel carcere di Ascoli Piceno per quasi un anno. Nelle conversazioni con Adinolfi, il boss parla anche della stragi del ’93, escludendo la matrice mafiosa. “Poi nel ’93 ci sono state altre stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia. Allora il governo ha deciso di allentare il 41 bis, poi è la situazione che hanno levato pure i 450″, dice Graviano, alludendo alla decisione, presa nel novembre del ’93, di revocare il carcere duro per 450 mafiosi. Un passaggio che per i pm dimostrerebbe come tra gli oggetti della cosiddetta trattativa Stato-mafia ci fosse l’allentamento del carcere duro per sospendere le stragi.

La procura aveva chiesto la trascrizione e quindi l’ammissione al processo di 32 conversazioni, ritenute rilevanti per l’accusa, tra il capomafia e Adinolfi. La Corte ha accolto l’istanza per 21 conversazioni tra cui anche quelle tra Graviano e Adinolfi e Graviano e i suoi familiari in cui si parla del concepimento in carcere del figlio del capomafia di Brancaccio. 

Respinta invece dalla Corte la richiesta dell’avvocato di uno degli imputati, l’ex generale dei carabinieri Mario Mori, di far deporre al processo il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Il legale ne aveva chiesto la testimonianza sostenendo che se la corte avesse allargato l’istruttoria, ammettendo le intercettazioni del boss Graviano, avrebbe dovuto sentire Putin sulle indagini che Giovanni Falcone faceva, con un magistrato russo, sui fondi neri che il partito comunista sovietico avrebbe dato al Pdf. I giudici, però, hanno ritenuto la prova irrilevante.

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