Mafia, quanto è pericoloso scrivere: “Non siamo tutti sbirri”

Le sassaiole non hanno mai fermato i manganelli e l’antimafia non si fa contro gli “sbirri”

PALERMO – Accade anche questo. Che “antagonisti”, “liberi pensatori” e penne dissidenti fomentino i delinquenti. Perché da titoli di giornale come “Non siamo tutti sbirri” all’ennesima scritta infamante su un muretto di Palermo, passa davvero poco.

Quel che passa è il qualunquismo di dividere l’umanità in “poveri buoni” e “divise cattive”. Quel che passa è la banalizzazione di una crisi sociale, etica ed economica in uno slogan: “Meno Libera e polizia, più reddito e diritti nei nostri territori“.

“Più lavoro meno sbirri”, “Don Ciotti sbirro”, “Dalla Chiesa assassino”, “Sbirri siete voi, don Ciotti secondino”. 

Così, le parole si susseguono in una fiumana impetuosa che tutto travolge e confonde. La mafia si mischia con lo spirito battagliero e infantile di chi crede che “attivismo” sia un gioco delle parti. Da un lato, i soldatini. Dall’altro, i civili.

E allora no. Scusate. Non si tratta di maggiore vocazione all’attivismo, al volontariato o alla carriera militare. Si tratta di lessico. La scelta minuziosa delle parole è un dovere etico per chi vuole comunicare pubblicamente. Un impegno civile da sviscerare in modo chirurgico.

E se le scritte ingiuriose attraversano lo Stretto e sbarcano da Locri al quartiere Noce di Palermo, io provo vergogna. Provo vergogna per la Falce e il martello disegnate accanto alla scritta “Dalla Chiesa assassino” all’ingresso di una villetta pubblica intitolata a Rosario Di Salvo, l’autista di Pio La Torre ucciso con il segretario regionale del Pci il 30 aprile del 1982.

[…] Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano. […]

16 giugno 1968. Il Pci ai giovani! scatena le ire funeste dei capelloni borgo-rivoluzionari. A scuotere le coscienze è ancora una volta Pier Paolo Pasolini che, nello scontro studenti-poliziotti, difende questi ultimi. Comunista eterodosso dalla libertà dissacrante, Pasolini chiedeva ai giovani verità. Oggi non è cambiato nulla. La lotta ideologica, intestina a un sistema che non vuol mutare, bastona le divise senza vederci dentro gli uomini.

E’ così anche la violenza, nelle parole e nell’ideologia, di chi alimenta quel “non siamo tutti sbirri”.

La Giustizia, lo Stato, l’antimafia, la politica sono fatte da uomini. Giusti e, purtroppo, in alcuni casi, corrotti. Ma quando “sbirritudine” viene usata come un’etichetta infamante, allora è un dovere civile e morale schierarsi accanto agli “sbirri”.

Per chiedere più Giustizia, più antimafia, più verità.
Le sassaiole non hanno mai fermato i manganelli e l’antimafia non si fa contro gli “sbirri”. Ad maiora!

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