Mafia e rifiuti ‘tossici’: “La Gespi li declassava ed emetteva diossina”

L’amministratore unico è Giuseppe Amara, nel 2017 condannato a 20 mesi per inquinamento ambientale

gespi

CATANIA – I rifiuti ‘tossici’ arrivavano alla Cisma e venivano triturati senza rispettare le prescrizioni ambientali. Conclusa questa fase, venivano trasferiti alla Gespi e ricevevano un codice di rifiuto diverso: venivano declassati e durante questa fase veniva emessa diossina. E’ quanto emerso dall’inchiesta della Dda di Catania su un ingente traffico illecito di rifiuti a Siracusa culminata nel blitz dei carabinieri che ha portato all’arresto di 14 persone.

Il ‘terminale’ di questo traffico, secondo gli inquirenti, sarebbe stato appunto la Gespi. Il gruppo con sede ad Augusta opera da oltre 30 anni nel settore dell’ambiente ed è leader nel ramo dello smaltimento tramite termodistruzione di rifiuti portuali e terrestri.

Sebbene operi su scala globale, il core business del gruppo Gespi  è incentrato sul territorio siciliano e in particolare nel siracusano, un comprensorio profondamente segnato dall’inquinamento ambientale aggravato anche dai ritardi nell’attuazione degli interventi di bonifica.

Una provincia quella aretusea dove sorge il polo petrolchimico più grande d’Europa e dove è alta la mortalità per cancro. 

A rendere ancor più grave la situazione, anche l’importazione di scorie provenienti da altri parti del Paese. Nel mese di novembre dello scorso anno le ,associazioni ambientaliste hanno denunciato che migliaia di tonnellate di polverino dell’Ilva di Taranto dopo essere sbarcate via mare a Catania venivano trasferite a bordo di grossi camion nella discarica Cisma di Melilli, nel siracusano.

Secondo gli investigatori, la Gespi avrebbe favorito lo smaltimento di tonnellate di ‘polverino’ proveniente da tutto il territorio nazionale, il cui trattamento, scrivono gli inquirenti, dal 2012 era eseguito dalla “Cisma” degli imprenditori Antonino e Carmelo Paratore, padre e figlio, appartenenti a “cosa nostra” catanese e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per il quale agivano anche quali prestanome.

L’amministratore unico è Giuseppe Amara, finito ai domiciliari insieme al fratello Giovanni, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo.

Giuseppe Amara è stato condannato nel marzo 2013 a un anno e otto mesi di reclusione e a trentacinquemila euro di ammenda, per inquinamento ambientale. Nel 2008, infatti l’Arpa di Siracusa fece un’ispezione all’impianto di incenerimento dei rifiuti portuali che ha sede a Punta Cugno, e appurò il superamento dei valori limite di emissione.

I principali clienti della Gespi, si legge sul sito internet  del Gruppo, sono riconducibili direttamente agli insediamenti industriali del polo petrolchimico di Siracusa (Esso, Erg) e del polo petrolchimico di Gela (Eni), ad aziende farmaceutiche (White Lederle), alle Asl locali e cliniche private e ad aziende operanti nel settore dell’elettronica e dell’hi tech; inoltre, Gespi offre servizi ambientali e di trasporto (merci e persone) all’interno del porto commerciale di Augusta.

Il board direzionale del Gruppo Gespi è composto da tecnici e manager ed è coadiuvato da partnership con l’Università di Catania e l’Università di Firenze.

Il gruppo Gespi, anche tramite le sue controllate e collegate, offre servizi nell’ambito dei servizi marittimi, delle bonifiche ambientali, della produzione di energia elettrica e del recupero e della riconversione di siti inquinati e degradati.

Tra le molteplici attività del Gruppo anche la termodistruzione  di rifiuti speciali pericolosi e non e assimilabili agli urbani, la gestione integrata dei rifiuti sul luogo di produzione, la gestione di impianti mobili o fissi per smaltimento, recupero e trattamento di rifiuti, la consulenza per il trattamento e smaltimento di acque reflue industriali e la raccolta e trasporto di rifiuti urbani, speciali, pericolosi e non.

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