Massaro e quelle cause (civili) negli States: “Violò diritto d’autore”

L’ingegnere catanese era finito sotto i riflettori nei giorni scorsi per il caso della Digital Shell, società in rapporti con Alitalia

Massaro

CATANIA – Tutto è bene quel che finisce bene. La vicenda della Digital Shell l’azienda informatica catanese che nel 2016 ha ricevuto, a pochi giorni dalla fondazione, commesse per centinaia di migliaia di euro da Alitalia – dopo aver tenuto banco per giorni sulle cronache cittadine sembra approdata a felice conclusione.

Nessun segreto, nessuna incongruenza. Anche se all’inizio era sembrato diversamente.

Oltre alle ricche commesse conferite dall’ex compagnia di bandiera ad un’azienda appena nata, ad incuriosire era la circostanza che la Digital Shell fosse posseduta e amministrata dal signor Quintilio Nicolosi, sessantacinquenne venditore di caffè. Non proprio il profilo di un consulente informatico per Alitalia. Il Nicolosi, inoltre, risulta proprietario e amministratore di una seconda società di recentissima fondazione, la Free Mind Foundry srl.

A svelare il “mistero”, su La Sicilia di qualche giorno fa, era stato il giornalista Mario Barresi. Il quale aveva ricondotto la Digital Shell ad una persona ben introdotta nel mondo dell’informatica, il programmatore catanese Simone Massaro – CEO della multinazionale BaxEnergy e figlio della compagna di Nicolosi – che in un’intervista al giornale aveva confermato tutto. Alla domanda sul perché un professionista del suo calibro intestasse un’azienda al patrigno, Massaro aveva risposto appellandosi al proprio senso della famiglia: “Ci sono tantissimi esempi di imprese dei padri che vanno ai figli, stavolta è l’inverso: un figlio può costruire qualcosa e contribuire al benessere della famiglia, oltre che del territorio”.

Lieto fine per la vicenda della Digital Shell, dunque. Scoperto di avere in città un programmatore di questo livello – già collaboratore della NASA e di MicrosoftTribù ha cercato maggiori informazioni. Trovando un curriculum di tutto rispetto, certificato pochi mesi fa dall’incontro con il premier Paolo Gentiloni durante la visita di quest’ultimo a Catania.

IL CASO ICONICS – Tra i documenti disponibili su Google compaiono poi alcuni file introdotti dalla dicitura “United States District Court – Court of Massachussets”. Atti legali, apparentemente, inerenti una citazione per violazione di copyright a carico dello stesso Simone Massaro. Incuriositi abbiamo cercato di capirci di più, leggendo decine di pagine liberamente disponibili in rete. Si tratta di cause civili avanzate da un’azienda informatica statunitense, la Iconics Inc, nei confronti di quello che fino al gennaio 2009 era un suo dipendente.

“Il ricorrente propone questa azione per la violazione dei propri diritti da parte di Simone Massaro mentre questi era un dipendente di Iconicsscrive infatti la società nella denuncia del 30 agosto 2011 –  Mentre era sviluppatore e gestore del prodotto GENESIS64, Massaro assisteva il concorrente di Iconics, Volpe Industries, Inc. nello sviluppo di prodotti e sistemi usando il codice sorgente di Iconics”.

In particolare Massaro avrebbe collaborato allo sviluppo, per la Volpe Inc, del sistema di videosorveglianza Project Foxtrot, che si sarebbe avvalso del codice “sottratto” all’azienda per cui lavorava.

“Né il signor Massaro, né Volpe né nessun altro pagò per l’utilizzo di quel prezioso materiale”, continua la denuncia della Iconics. Denuncia dalla quale sarebbero proliferate nel corso degli anni decine di altre cause civili, a carico di Massaro e di altri soggetti beneficiati dalla violazione di copyright. Tra cui la BaxEnergy: secondo i ricorrenti, Massaro avrebbe copiato e/o utilizzato materiale della Iconics per lo sviluppo di prodotti originali messi in vendita da questa società.

Massaro si era difeso dicendo di aver creduto che gli fosse permesso usare il codice in questione per progetti non competitivi con la Iconics. Project Foxtrot, nello specifico, non sarebbe stato competitivo. Difficile addentrarsi nei dettagli di una vicenda i cui atti non sono integralmente reperibili dall’Italia: nell’estate del 2016, in ogni caso, cause civili a carico di Massaro e della BaxEnergy erano ancora in corso negli Stati Uniti. 

Nello stesso periodo, in Italia, veniva registrata e diventava operativa la Digital Shell. Intestata, per senso della famiglia, al patrigno di Massaro.

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