Medico pestato al Vittorio Emanuele: tensione alta alla prima udienza

Oggi a chiedere di costituirsi parti civili, oltre al dottor Puleo, anche l’Ordine dei Medici di Catania, i colleghi del Pronto Soccorso dell’OVE e le associazioni di consumatori ProLegis e Consitalia

 

CATANIA – Sin dall’aggressione subita dal medico dell’Ospedale Vittorio Emanuele, questa vicenda corre sul filo sottile dell’emotività e della rabbia. Un’indignazione collettiva che ha sollevato riflessioni e commenti da più parti per quella spedizione punitiva registrata dalle telecamere di videosorveglianza del Pronto Soccorso in via Plebiscito.

Tensione che non si è smentita oggi in Tribunale. Prima dell’udienza, una vera e propria baraonda ha animato il corridoio della sede in via Crispi. Un giornalista chiacchiera con l’imputato Mauro Cappadonna, presente grazie a un permesso ma recluso ai domiciliari. E che quindi, non avrebbe dovuto avere contatti con persone esterne, figuriamoci con la stampa.

E un avvocato di parte civile, Antonio Fiumefreddo, che pretende il rispetto delle norme. Siamo in tanti ad assistere a questa scena, tra Pubblici Ministeri che sussurrano le ragioni del legale, passanti e carabinieri che, dopo diverse sollecitazioni, proseguono all’identificazione.

Mauro Cappadonna, uno degli aggressori

“Suggestione e clamore mediatico”. È questo il nodo della vicenda per il difensore di Cappadonna, accusato di aver pestato il dottore Rosario Puleo la sera del 1 gennaio. “I processi si svolgono in aula, altrimenti tolgo la toga e vado via”. I toni dell’avvocato Pietro Marino si surriscaldano quando fa riferimento al video pubblicato in esclusiva da Tribù prima che lo stesso giudice Eliana Trapasso ne prendesse visione.

Ma il pestaggio del medico è un “fatto talmente grave”, secondo Fiumefreddo, legale dell’azienda ospedaliera, “da rappresentare un allarme sociale”. Non spetta a noi giudicare, ma di certo gli animi bollenti che sembrano animare la delicata questione evidenziano il risvolto sociale di una vicenda non solo giudiziaria.

Una pagina di cronaca triste, la cui notizia è arrivata sino a New York. E’ lo stesso difensore di Cappadonna a raccontarlo.

Il processo continua. Oggi a chiedere di costituirsi parti civili, oltre naturalmente al dottor Puleo, sono stati l’Ordine dei Medici di Catania, i colleghi del Pronto Soccorso dell’OVE e le associazioni di consumatori ProLegis e Consitalia Sicilia. Richieste su cui, ad eccezione dell’Ordine, il pm Martina Bonfiglio ha espresso qualche riserva perché “è necessario concentrarsi solo sui soggetti realmente danneggiati“.

L’avvocato Fiumefreddo, invece, si è espresso a favore perché “i medici sono stati intimoriti e bloccati nei corridoi per impedire loro di difendere il collega aggredito. Così come è avvenuto per i pazienti e gli utenti presenti”.

Parecchie le questioni sul piatto. Per questo, la difesa ha chiesto un breve rinvio. La prossima udienza è fissata per il 21 marzo.

 

I FATTI

Sono le 21:20 del 1 gennaio. A fare irruzione nei locali del pronto soccorso di via Plebiscito sono inizialmente in quattro, Cappadonna in testa.

Aggressione medico vittorio emanueleCercano il dottor Puleo, il medico di turno che rifiuta di dare le generalità di una ragazza visitata nel pomeriggio. Introdursi è semplice: un complice del 118, oggi sospeso, apre loro la porta del Triage.

Nel video si vede Cappadonna uscire dal nosocomio per raggiunge fuori alcuni conoscenti. Presto, diverranno complici del raid punitivo.

Sono almeno 8, forse 10. Incappucciati per non farsi riconoscere. Alle 21:30 entrano dal retro grazie a uno di loro che funge da “palo”. Aggrediscono alle spalle il medico, bloccando e intimorendo chi cerca di intervenire in suo soccorso. E il pestaggio brutale dà avvio a questa vicenda giudiziaria e a una riflessione necessaria per tutta la comunità.

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