Medico pestato al Vittorio, in manette la banda degli aggressori

Misure cautelari per sei persone accusate a vario titolo di essere complici di Mauro Cappadonna nell’aggressione al Vittorio Emanuele

CATANIA – Misure cautelari per sei persone accusate a vario titolo di essere complici di Mauro Cappadonna nell’aggressione al Vittorio Emanuele. Poco meno di due mesi di indagini per far luce su un caso balzato alle cronache nazionali come simbolo del degrado e dell’inciviltà di certe realtà del sud. Di Catania, nello specifico, dove si era consumato il pestaggio – mostrato in esclusiva da Tribù – del medico di turno al Pronto Soccorso reo di non aver comunicato al pregiudicato le generalità di una donna ricoverata.

Vittorio
Cappadonna

Un’insopportabile rispetto delle regole, che aveva spinto l’aggressore ad organizzare un blitz punitivo per insegnare al medico che a certe richieste non si dovrebbe mai dire di no. Per paura, per connivenza, per un malinteso senso del rispetto che in certi quartieri di Catania la fa ancora da padrone. Cappadonna era stato arrestato e processato per direttissima. Ma alcuni complici – raggiunti all’alba di oggi dalla Polizia di Stato che ha dato luogo agli arresti domiciliari – restavano a piede libero.

Diffondendo il video delle telecamere di sorveglianza del Pronto Soccorso del Vittorio, Tribù aveva invitato i lettori ad “aiutare gli investigatori a fare piena luce” sulla vergognosa aggressione visionando il filmato, affinché “chiunque riuscisse a identificare anche uno dei soggetti coinvolti” potesse denunciarlo agli inquirenti alle prese con le indagini. Forse anche grazie a quell’iniziativa del nostro giornale – oltre ovviamente al lavoro preziosissimo delle Forze dell’Ordine – è stato possibile fermare stamattina i corresponsabili del pestaggio.

Sono così finiti agli arresti domiciliari Salvatore Di Maggio (classe 1975), pregiudicato; Federico Egitto (classe 1997); Santo Antonio Lorenzo Guzzardi (classe 1992), pregiudicato; Giuseppe Tomaselli (classe 1985) pregiudicato; Luciano Tudisco (classe 1993), Angelo Vitale (classe 1997), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di lesioni aggravate, violazione di domicilio, interruzione di pubblico servizio e minacce a Pubblico Ufficiale.

Le indagini a detta degli inquirenti si sono sostanziate “in un’attenta e minuziosa visione dei filmati dell’impianto di video-sorveglianza del nosocomio e nell’escussione testimoniale di decine di persone che si trovavano all’interno del Pronto Soccorso”.

L’afflato civile dei lettori e dei cittadini nel combattere simili episodi di violenza è stato ribadito dallo stesso Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro, che ha ribadito in conferenza stampa come “la Procura non lascerà solo nessuno” accettando, viceversa, la collaborazione di tutti.

Una collaborazione che Tribù e i suoi lettori cercheranno di non far mancare, alla magistratura come alle altre istituzioni impegnate giornalmente a combattere gli illeciti di questa città.

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