Messina, concorso di Veterinaria truccato: Corte dei Conti condanna ex Rettore Tomasello

L’inchiesta, risalente al 2007, aveva coinvolto tra gli altri l’ex Rettore dell’Ateneo messinese e l’ex preside della Facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì. Avrebbero pilotato il concorso per favorire il figlio del “barone”

Veterinaria

MESSINA – Arriva anche la condanna della Corte dei Conti sulla vicenda del concorso di Veterinaria truccato all’Università di Messina. L’inchiesta, risalente al 2007, aveva coinvolto l’ex Rettore dell’Ateneo messinese Franco Tomasello, l’ex preside della Facoltà di Veterinaria Battesimo Macrì e diverse altre persone accusate di aver tentato di pilotare un concorso cercando di favorire l’assegnazione di un posto di professore associato al figlio del preside Macrì.

L’inchiesta della Guardia di Finanza era scaturita dalle segnalazioni del professor Giuseppe Cucinotta, docente del dipartimento di Chirurgia e fisiopatologia della facoltà di Veterinaria, che aveva raccontato agli inquirenti di avere subito pressioni affinché, quale componente della Commissione giudicatrice, orientasse il concorso in favore del figlio del “barone”. All’attenzione delle Fiamme Gialle anche la gestione dei fondi regionali, circa 3 milioni di euro, stanziati per il progetto Lipin.

Una piccola concorsopoli messinese, insomma, giunta dopo dieci anni a condanne definitive. Tomasello era stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi nel 2007, quand’era ancora in carica come Rettore. In Appello la pena era stata ridotta a 2 anni e 6 mesi, condanna resa definitiva nel febbraio di quest’anno dalla Corte di Cassazione, che aveva respinto il ricorso presentato dai legali. La Suprema Corte aveva anche confermato tre anni di reclusione per il preside Macrì. 

Tomasello risulta coinvolto in altre inchieste con fattispecie simili. Nel 2008 era stato sospeso dalla carica perché indagato in un’inchiesta per abuso d’ufficio relativa ad un’altra selezione, risoltasi con un assoluzione in primo rado. Nel 2013 l’ormai ex Rettore era stato coinvolto in un’altra inchiesta per abuso d’ufficio, ancora relativamente ad un concorso “truccato”, nell’ambito della quale erano stati arrestati due docenti. Per quest’ultima vicenda è stato inviato a giudizio nel 2014.

Oggi la Condanna della Corte dei Conti che ha riconosciuto Tomasello e gli altri imputati “corresponsabili dei danni patiti dall’Università di Messina per effetto del risarcimento che essa ha dovuto corrispondere al dott. Spatola [il docente danneggiato dall’alterazione del concorso, ndr] nell’ambito della procedura concorsuale per la copertura di un posto di Professore Associato presso la cattedra di Clinica Chirurgica Veterinaria”.

In particolare, scrivono i giudici contabili, “è emerso che il Macrì ed il Tomasello (dopo aver tentato invano d’intimidire uno dei membri della Commissione esaminatrice) hanno pesantemente condizionato le determinazioni assunte dal Consiglio di Facoltà, in modo da orientarle in pregiudizio del dott. Spadola, avvalendosi della notevolissima influenza loro derivante dalle prestigiose posizioni istituzionalmente ricoperte nell’ambito dell’Ateneo messinese”.

Per questo motivo la Corte ha condannato l’ex Rettore al pagamento di 9.500 euro, stessa pena erogata nei conforti del Preside Macrì. Gli atri imputati sono stati condannati a pagare quote minori: 5.500,00 euro ciascuno Giovanni Germanà e Salvatore Giannetto; 4.500,00 ciascuno Antonio Pugliese e Pietro Paolo Niutta; 2.694,07 ciascuno Santo Cristarella, Giuseppe Piedimonte, Antonina Zanghì, Francesco Naccari, Marisa Masucci e Maria Grazia Pennisi. Il risarcimento complessivo nei confronti dell’Università di Messina è di 55.164,46 euro. 

SENTENZA CORTE DEI CONTI 

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