Messina, colletti bianchi al servizio dei Santapaola

L’operazione svela la presenza nella città dello Stretto di una cellula del clan catanese  LE FOTO DEGLI ARRESTATI

 

MESSINA – Le mani della famiglia mafiosa Santapaola sulla città di Messina. Lo si sospettava da tempo. Ma solo oggi si è avuta la conferma, grazie all’operazione “Beta” dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale che all’alba ha portato in carcere imprenditori e funzionari pubblici in un’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita.

Associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio e reati in materia di armi. Queste le accuse contestate agli indagati, per 10 dei quali il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.

Nelle indagini dei Carabinieri del Ros sono stati documentati gli interessi del sodalizio nel settore immobiliare e degli appalti pubblici, in particolare le collusioni con funzionari dell’Amministrazione comunale messinese per l’acquisizione di immobili da adibire successivamente ad alloggi popolari. Evidenziati anche, sempre secondo l’accusa, illeciti interessi nel settore delle scommesse calcistiche, dei giochi on line e delle corse clandestine dei cavalli.

Secondo la Dda della Procura di Messina gli arrestati sarebbero “tutti connessi a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”. In un episodio in particolare, riferito al risanamento della zona di Fondo fucile, non si sarebbe data esecuzione all’appalto per rinuncia degli stessi indagati che, in corso d’opera, hanno ritenuto economicamente più vantaggioso alienare gli immobili sul libero mercato. Il gruppo avrebbe avuto interessi anche nell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e ad Expo. Poteva contare anche su informatori in uffici pubblici, di Polizia e della Procura.

A finire in manette con l’accusa di corruzione anche un funzionario dell’ufficio Urbanistica del Comune, Raffaele Cucinotta: sarebbe stato lui l’informatore dei clan nelle gare per gli alloggi popolari. Tra gli arrestati eccellenti imprenditori e un avvocato, Andrea Lo Castro, a cui è stato contestato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, il professionista avrebbe messo a disposizione del gruppo criminale le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro tramite falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la frode ai creditori.

La cellula del clan Santapaola  sarebbe stata gestita da persone appartenenti alla famiglia di Francesco e Vincenzo Romeo, il cognato ed il nipote del boss ergastolano Nitto Santapaola, perché rispettivamente marito e figlio della sorella Concetta Santapaola. Il ruolo di capo, secondo le indagini del Ros, era rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, e con la collaborazione dei fratelli, Pasquale e Benedetto e Gianluca.

Accertati i cospicui interessi dell’organizzazione nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette video-poker in provincia di Messina attraverso diverse società. Dal complesso delle acquisizioni è emersa anche ancora, l’influenza di Vincenzo Romeo sulla Primal srl, società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 ‘corner’.

Proprio Romeo in alcune intercettazioni ambientali agli atti dell’inchiesta della Dda della Procura di Messina, spiega di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di questa società e che nell’occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse “famiglie” della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta.

Vincenzo Romeo sarebbe intervenuto con esponenti della cosca dei Barbaro di Platì (Reggio Calabria) per definire la «messa a posto» delle società messinesi Demoter Spa, riconducibile a Carlo Borrella, ex presidente dell’associazione degli imprenditori edili di Messina e Cubo Spa, che, secondo l’accusa, essendo state finanziate dall’organizzazione mafiosa, si erano avvicendate nei lavori di realizzazione e parziale adeguamento della S.S. 112 Dir. SGC Bovalino – Platì – Zillastro – Bagnara.

Questi gli arrestati: in carcere sono finiti Vincenzo Romeo, Benedetto Romeo, Pasquale Romeo, Antonio Romeo, Stefano Barbera, il geometra Biagio Grasso, Giuseppe Verde, Marco Daidone, Nunzio Laganà, Andrea Lo Castro, Raffaele Cucinotta, Salvatore Galvagno, di Biancavilla, i catanesi Carmelo Laudani e Vincenzo Santapaola, il siracusano Roberto Cappuccio, il milanese Mauro Guernieri, Antonio Lipari e Salvatore Lipari.

Ai domiciliari sono finiti Francesco Romeo, Italo Nebiolo di Chivasso, i messinesi Silvia Gentile, Stefano Giorgio Piluso, Maurizio Romeo, Gaetano Lombardo, Giuseppe Amenta, e Lorenzo Mazzullo,  Salvatore Boninelli e Salvatore Piccolo

L’ordinanza è scattata anche per Carlo Borella, ex presidente dell’Ance di Messina, irreperibile perché in Africa. All’appello manca ancora Fabio Lo Turco, anch’egli irreperibile perché all’estero, per il quale sono stati disposti i domiciliari.

Maurizio Romeo Antonio Lipari Nunzio Laganà Vincenzo Romeo Andrea Lo Castro Benedetto Romeo Gaetano Lombardo Salvatore Lipari Francesco Romeo Giuseppe Amenta Pasquale Romeo Raffaele Cucinotta Antonio Romeo Italo Nebiolo Lorenzo Mazzullo Salvatore Galvagno Carmelo Laudani Silvia Gentile Stefano Barbera Biagio Grasso Salvatore Boninelli Vincenzo Santapaola Giuseppe Verde Roberto Cappuccio Salvatore Piccolo Giorgio Piluso Stefano Marco Daidone Mauro Guerrieri
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Giorgio Piluso Stefano

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