Micari, crescono i dubbi: “Scelta palermocentrica”

Il nome del Rettore sembrava mettere d’accordo tutti. Ma c’è chi gli contesta un profilo troppo palermitano, e troppo vicino al primo cittadino Leoluca Orlando

MICARI

PALERMO – Sembrava fatta, ma sulla candidatura del Rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari a Presidente della Regione per il centrosinistra siciliano – dal Partito Democratico ad Alternativa Popolare – sembra esserci più di un dubbio. Sono in tanti a pensare che l’accademico – nato a Palermo cinquantaquattro anni fa, ordinario di Ingegneria Chimica, Gestionale, Informatica, Meccanica e chi più ne ha più ne metta – sarebbe il nome giusto per trainare lo schieramento fuori da uno stallo che a due mesi dal voto rischia di rendere impossibile una partita già complessa come quella delle Regionali. Al contempo, però, c’è chi contesta al Rettore un profilo troppo palermitano, e sopratutto troppo legato al sindaco del capoluogo Leoluca Orlando, regista di tutta l’operazione. Già nei giorni scorsi Sinistra italiana e Articolo Uno si erano tirati fuori da un’alleanza che coinvolgesse il movimento di Alfano. Ma anche dirigenti del PD regionale hanno espresso dubbi sulla candidatura di Micari.

A scrivere è il vicesegretario dei Dem sull’isola, Francesco Marano, che nella serata di ieri ha definito “positivo” il fatto che una personalità di livello come Micari abbia dato la propria disponibilità a candidarsi. “Ma la modalità di scelta del candidato sta risultando troppo palermocentrica e indebolisce la nostra proposta per la Sicilia – chiosa Marano – Non stiamo scegliendo il candidato presidente dell’ex provincia di Palermo, come quasi appare leggendo i giornali. Ma stiamo scegliendo una figura che dovrà essere riconoscibile da tutti i siciliani e rappresentare poi gli interessi complessivi della Regione, dal settore produttivo a quello turistico, dal sociale all’ambiente, dall’uso, finora pessimo, dello Statuto Speciale alla macchina amministrativa da trasformare”.

“A prescindere dal nome del candidato – prosegue il vicesegretario regionale, espressione del sindaco di Catania Enzo Bianco – lo stesso Rettore Micari avrebbe, lui per primo, tutto l’interesse a rappresentare un punto di riferimento dei territori senza distinzioni geografiche”. Una perplessità non da poco, quella sollevata da Marano. Che denuncia un’accordo consumato tutto nei palazzi del potere palermitano – prima di tutto a Palazzo delle Aquile – chiuso alle proposte delle altre realtà siciliane. Al catanese, per esempio, che nessun ruolo sembra svolgere nelle trattative malgrado fino a pochi mesi fa il nome dello stesso Bianco fosse in prima linea per la Regione. Oggi a gestire la partita è soltanto Orlando, complice la vittoria alle Amministrative e il ritrovato “peso” negli equilibri del centrosinistra siciliano e nazionale. Un protagonismo che rischia di diventare egemonia.

Il diretto interessato intanto non si scompone e lancia un’appello all’unità a tutto lo schieramento: “Abbiamo avviato un percorso civico, sul modello di quello che ha consentito la vittoria a Palermo – dice Orlando, citato da Palermo Repubblica –  Su questo percorso, con un programma di discontinuità e un candidato civico, ci siamo ritrovati finora pure con Sinistra Italiana e Mdp. Il mio appello a queste forze, e a tutte le altre, è di proseguire su questo percorso. Il rettore di Palermo è una personalità che ha accettato il mio invito a impersonare un progetto civico. Un progetto che ha convinto il Pd, Sicilia Futura, che può coinvolgere anche Ap in Sicilia ma che niente ha a che vedere con le dinamiche nazionali”.

“Nel campo largo di Palermo che vogliamo estendere alla Regione ci sono insieme forze che stanno su fronti diversi a Roma”, conclude Orlando. Ma la presenza di Alfano non sembra essere la preoccupazione principale dei vertici del PD regionale. Che nei prossimi giorni dovranno decidere se accettare la proposta Micari consegnando le chiavi del centrosinistra siciliano al sindaco di Palermo. 

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