Babbo Micciché sotto l’albero (ri)porta i maxi-stipendi

A gennaio scadrà l’accordo sui tetti da 240mila euro ai dirigenti regionali. E il nuovo presidente non ha intenzione di prendere alcuna contromisura. Anzi. 

Stipendi

PALERMO – “Oh oh oh! Buon Natale”. Avrebbe potuto sintetizzare così, il Presidente dell’ARS Gianfranco Micciché, invece che spendere tante parole per annunciare che tra qualche giorno i dirigenti del Parlamento siciliano torneranno a percepire stipendi ultrasonici. Con un aumento stimato del 30% nella spesa per il personale, circa dieci milioni di euro in più sul bilancio dell’ARS.

A gennaio, infatti, scadrà l’accordo sui tetti da 240mila euro ai dirigenti regionali. E il nuovo presidente non avrebbe intenzione di prendere alcuna contromisura. Anzi. 

“Il concetto di tetto è assurdo, per principio. A prescindere dalla cifra – ha chiarito Micciché in una intervista alla Adnkronos poco dopo la sua elezione – Io, comunque, sto aspettando una relazione per capire il da farsi, basta con questa demagogia. I cittadini non chiedono il taglio degli stipendi ma un buon funzionamento dell’ARS”. Così gli assegni si gonfieranno fino a un terzo in più. E tali resteranno in assenza di nuovi provvedimenti.

Gli alti funzionari dell’Assemblea Regionale potranno percepire oltre 400.000 euro all’anno. Tanti saluti alla spending review che aveva fissato un limite a circa ventimila euro al mese. Una sommetta comunque non indifferente, che da gennaio lieviterà ai livelli dell’era pre-Crocetta. Ma che per Micciché è giustificata dalla necessità di garantire un compenso adeguato a dei fuoriclasse.

“Secondo voi un giocatore come Dybala, potrebbe mai giocare come gioca se avesse un tetto al suo stipendio e guadagnasse quanto un giocatore di serie B? Non credo affatto”. Nella riuscita metafora, i super dirigenti sarebbero come il fenomeno della Juventus. “Io provengo da aziende private e posso dire con assoluta certezza che se ai tagli non corrisponde un buon funzionamento del servizio allora sono delle stupidaggini”, ha assicurato il presidente dell’ARS.

E in effetti Babbo-Micciché – è la battuta che circola nei corridoi di Palazzo d’Orleans sul punto era stato chiaro sin dal discorso di insediamento sulla poltrona più alta di Sala d’Ercole. Quando aveva chiamato in causa addirittura il marxismo per spiegare che “stipendi uguali non ve ne potranno essere, ognuno deve ricevere secondo le sue capacità e responsabilità”.

A cominciare dai super-dirigenti, sebbene sfuggano ai più i meriti della categoria. Il presidente ha inoltre annunciato nuovi concorsi per assumere dei dirigenti dopo la “fuga dei burocrati” seguita tre anni fa all’introduzione del tetto dei 240 mila euro, quando molti grand commis decisero di lasciare anzitempo Palazzo dei Normanni per mantenere lo status economico. Come consentiva la Legge Regionale. 

Ma tant’è. Micciché pare determinato a lasciare il segno sulla Legislatura. Ma nelle dichiarazioni del presidente dell’ARS pare di scorgere un’ulteriore accentuazione del distacco tra il Palazzo e la piazza. Come prenderà la notizia dei 10 milioni di stipendi in più il padre di famiglia che fatica ad arrivare alla fine del mese? O lo studente universitario incapace di mantenersi gli studi? O la mamma sola cui nessuna tutela è garantita? O il disabile che dopo fiumi di parole è stato dimenticato?

Saranno contenti, costoro, di sapere che in Regione qualcuno guadagnerà più di 400.000 euro all’anno? O penseranno che la politica, ancora una volta, se ne freghi degli ultimi rinunciando persino ai piccoli “segnali” degli anni passati? E ciò farà bene o male al clima sociale, in una Sicilia disgregata e indolente dove un cittadino su due rinuncia al diritto di voto ritenendo inutile la politica e il suo teatrino, quando non apertamente dannosa?

Perché così sarà percepita, all’esterno, l’uscita di Micciché sui maxi-stipendi. Indipendentemente dalle ragioni pratiche e teoriche della scelta. Uno schiaffo alla povertà, che in Sicilia purtroppo esiste e in una misura maggiore che in altre realtà. Ma questo per il presidente dell’ARS non pare essere un problema. Anzi. “Oh oh oh! Buon Natale!”

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