Giovanni Milazzo, dalla canapa una rivoluzione industriale

Un’idea che gli è venuta quando era all’Università, qui a Catania

Ne ha parlato anche il Corriere delle Sera, mica roba da poco. “Nel 2014 ha realizzato una linea di materiali compositi sfruttando i semilavorati provenienti dalla prima trasformazione della canapa uniti a resine termoplastiche di origine vegetale. Nel 2015 ha sviluppato un filamento per stampa 3D – presentata ad agosto a Expo – del nuovo materiale, risultato più resistente dell’alluminio e più leggero delle convenzionali plastiche e destinato col tempo a prendere il posto delle plastiche petrolchimiche”.

Così il primo giornale d’Italia presenta l’attività di Giovanni Milazzo, catanese, 24 anni, artefice del progetto Kanesische intende rivoluzionare le modalità di produzione delle plastiche rispolverando l’uso della canapa come materiale di produzione. Un’idea che gli è venuta quando era all’Università, qui a Catania, sfogliando i libri di testo e immaginando forse qualcosa in più: «E’ nato tutto mentre studiavo ingegneria civile – dice – e in particolare i meccanismi per i quali la microstruttura di un materiale portava alle macroproprietà di un oggetto finito. Mi resi conto che mi appassionavo a come le cose diventavano com’erano, dalla loro composizione fino al momento in cui puoi toccarle».

Dunque la canapa, la fibra vegetale nota più che altro per l’uso ludico ma già adoperata in passato per la costruzione delle cose più svariate. Un uso che Giovanni riscopre e implementa, legandolo al riutilizzo di altre fibre vegetali capaci di portare colore e proprietà al prodotto finito. Un prodotto molto più resistente della plastica, più leggero e del tutto biodegradabile. Una rivoluzione del concetto di produzione massiva e invasiva che l’Occidente ha conosciuto nell’ultimo mezzo secolo, insomma, dove la plastica l’ha fatta da padrona con le conseguenze che sappiamo.

«La cosa fondamentale è capire come avvengono i processi, studiare i meccanismi – conclude Giovanni – Studiarli, poi scomporli, poi capire come replicarli in maniera differente. Guardandomi alle spalle mi chiedo come sia stato possibile arrivare fino a qui. Non credo che oggi riuscirei a rifare tutto. E’ stato un processo talmente pieno di eventi casuali che non si potrebbe più ripetere».

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