Morte piccola Nicole, al via il processo: difensori contro associazioni consumatori

Le difese si sono opposte alla costituzione di parte civile di tutte le associazioni e dei familiari della bambina, eccetto i genitori

CATANIA – “La rilevanza mediatica di questo caso non influirà in alcun modo sul processo”. A sottolinearlo, in un’aula affollatissima, è  Giuseppina Montuori giudice della Prima Sezione Penale del Tribunale di Catania. Oggi, il via al processo per la morte della piccola Nicole Di Pietro.

La neonata morì il 12 febbraio 2015 a causa di una grave sofferenza fetale non riscontrata, secondo i PM Alessandra Tasciotti e Angelo Brugaletta, già nella sala parto della clinica catanese Gibiino. Un caso che balzò sulle prime pagine di tutte le testate giornalistiche e che, dopo il rinvio a giudizio di quattro medici deciso dal Gup Alessandro Ricciardolo, avvia ora la fase dibattimentale.

La prima udienza è stata interamente dedicata alle parti civili. Impossibile per i genitori nascondere l’emozione, tutta racchiusa in una stretta di mano saldissima.

processo gibiino

I difensori hanno richiesto l’esclusione di gran parte delle associazioni e dei familiari che si ritengono offesi da questa vicenda.

Prolegis, Codacons, Confconsumatori, Consitalia sono le richiedenti contestate a cui si aggiungerebbero le nuove Codici Onlus e Codici Sicilia. Una lunga lista di associazioni che “tutelano qualunque tipo di diritto determinando in realtà un effetto distorto”. A mancare, secondo gli avvocati degli imputati, sarebbe la lesione soggettiva e personale.

Un punto di vista diametralmente opposto a quello dei Pubblici Ministeri e dei legali della famiglia Di Pietro, secondo cui vi sarebbe la piena legittimità dei consumatori nel considerarsi parte lesa. Lo stesso, però, non si potrebbe dire per tutti i familiari.

Infatti, secondo i PM, i parenti della piccola Nicole che vivono negli Stati Uniti non sarebbero stati “prossimi” alla bambina così come gli zii, i nonni e i bisnonni che avrebbero coltivato con lei un rapporto quotidiano. Quindi, per loro sarebbe meno ipotizzabile il danno affettivo. Una distanza, quella fisica, che secondo i legali dei familiari sarebbe invece un “dato anacronistico”. Cioè, nell’attuale mondo digitale non avrebbe influito nel rapporto costante con la bambina. Un punto su cui tutte le parti si sono espresse in modo differente. 

I difensori si sono opposti alla richiesta di tutti i familiari, fatta eccezione naturalmente per i genitori. La neonata è deceduta dopo poche ore. Dunque, non sarebbe stata una perdita affettiva ma solo un’aspettativa parentale mai divenuta realtà. In che misura – si sono chieste le difese – nonni, bisnonni, zii diretti e acquisiti possono lamentare un danno principale e oggettivo? 

Essendo la clinica Gibiino convenzionata con il sistema sanitario regionale, anche l’assessorato al ramo ha lamentato un danno d’immagine. Richiesta non pertinente, secondo i difensori, e pienamente legittima a parere dei PM.

Nei prossimi giorni, verranno consegnate le ulteriori citazioni di responsabili civili. Ma per la prossima udienza bisognerà aspettare due mesi. Il 22 maggio il giudice scioglierà le riserve.  Così, il processo entrerà nel vivo dei dibattimento con i primi testi chiamati in aula dai Pubblici Ministeri.

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