I narcos colombiani nella piazza siciliana: 17 arresti a Palermo

I fermati sono indagati a vario titolo per reati in materia di stupefacenti aggravati dalla transnazionalità. A gestire il traffico Alessandro Bono, già noto agli inquirenti 

 

PALERMO – I narcos colombiani nella “piazza” siciliana. E’ quanto emerge dal blitz del Gruppo Operativo Antidroga della Guardia di Finanza di Palermo, che insieme alla Squadra Mobile ha eseguito nelle scorse ore 19 misure cautelari tra Sicilia, Calabria e Campania. L’inchiesta della DDA di Palermo, coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Agnello e dall’aggiunto Salvo De Luca, ha ricostruito le connessioni tra i colombiani e un soggetto già noto alle cronache giudiziarie.

A gestire i rapporti con i sudamericani sarebbe stato Alessandro Bono (foto), 38 anni, originario di Carini, già coinvolto sette anni fa in un’indagine per droga. Tredici persone sono finite in carcere, quattro ai domiciliari mentre per due soggetti il Gip ha disposto misure cautelari alternative. I fermati sono indagati a vario titolo per reati in materia di stupefacenti aggravati dalla transnazionalità.

Secondo gli inquirenti il referente siciliano dei colombiani sarebbe stato proprio Bono, tornato nel giro dopo l’inchiesta di sette anni fa. L’uomo ordinava la droga direttamente dal Sud America – Colombia, Venezuela, Ecuador e Costarica – pagandola circa 30mila euro al chilo e servendosi dei corrieri Dhl (non coinvolti nell’indagine) per la spedizione nel nostro Paese. La droga viaggiava nascosta dentro oggetti d’uso comune come caffettiere, libri e suppellettili e arrivava direttamente in Sicilia.  Ma talvolta anche in Calabria, dove Bono aveva individuato un basista.

Le massicce quantità di stupefacenti sarebbero servite al “gestore” del traffico a rifornire le piazze siciliane, coprendo un vasto territorio comprendente Palermo, Carini, Capaci, Partinico, Trapani, Salemi, Mazara del Vallo e Marsala. Ecstasy e cocaina le droghe più gettonate per il commercio. Come verificato dagli inquirenti, gli indagati si sarebbero scambiati le comunicazioni attraverso le chat del dispositivo “BlackBerry”, particolarmente insidioso da decifrare.

Un’indagine che svela dettagli inediti negli equilibri di potere delle realtà criminali. Ormai da decenni gli interlocutori privilegiati dei narcos erano i calabresi, titolari del traffico in Italia e in Europa. La ‘ndrangheta aveva soppiantato Cosa nostra nel traffico di droga, tagliandola fuori dai contatti con i fornitori. L’indagine odierna rivela invece l’esistenza rapporti diretti tra Sicilia e i narcos sudamericani. Affidati a Bono, che pur non facendo parte di alcun calo godrebbe di una rete di rapporti al vaglio degli inquirenti.

I NOMI DEGLI ARRESTATI – Provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati spiccati nei confronti di Alessandro Bono, 38 anni; Edwin Arturo Molano Hurtado, colombiano, 36 anni; Giuseppe Mannino, 30 anni; Salvatore Faraci, 49 anni; Francesco Tarantino, 32 anni; Rocco Morabito, 30 anni; Carmelo Cutrì, 29 anni; Giovanni Sergio, 29 anni; Davide Guillermo Naranjo Vasquez, 33 anni; John Darlin Rosero Murillo, colombiano, 40 anni; Gloria Sulay Cotazo Zamorano, colombiano, 43 anni; Salvatore Spatola, 69 anni; Giuseppe Filippone, 42 anni.

Arresti domiciliari per Fabio Chianchiano, 52 anni; Bennj Purpura, 23 anni; Antonino Vaccarella, 34 anni; Davide Vincenzo Pizzo, 43 anni. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Pietro Balsamo, 36 anni, ed Ernesto Anastasio, 30 anni,

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