Niscemi, il prezziario del voto di scambio e le mire sulle Regionali

Nelle carte dell’inchiesta l’interesse dei niscemesi per le scorse elezioni regionali. Ieri l’arresto di 9 persone tra cui l’ex sindaco della città nissena

Voto di scambio

NISCEMI – C’è un vero e proprio “prezziario” del voto di scambio nelle carte dell’inchiesta che ha portato ieri mattina all’arresto di nove persone da parte della Dda della Procura di Caltanissetta. Un’operazione che ha fatto scalpore, per la presenza tra i fermati dell’ex sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa, reduce dal ballottaggio perso appena cinque giorni fa contro lo sfidante Massimiliano Conti. Se al secondo turno La Rosa avesse vinto la città si sarebbe trovata con l’imbarazzo di un sindaco arrestato. Ma anche così la vicenda fa discutere, con l’ex primo cittadino fermato insieme ad un ex consigliere comunale della sua lista e a due stretti collaboratori. Associazione mafiosa e voto di scambio il reati ipotizzati. 

Questi gli elementi disponibili a ieri. Ad aprire lo scrigno delle carte dell’inchiesta, su La Sicilia di oggi, è il giornalista Mario Barresi. Che compulsando le quasi seicento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare estrae le cifre del suddetto prezziario, 100 euro a voto e addirittura candidati “forti” messi a disposizione dai clan per 10.000 euro. Ma indica anche interessi che andavano oltre i confini del Comune di Niscemi, scoprendo un nome importante dell’imminente campagna elettorale per le Regionali. Uno che c’era già nel 2012, e che sarebbe stato all’attenzione dei soggetti che da Niscemi miravano a condizionare il voto. “Dalle indagini emergeva che Attardi Calogero e i suoi fidati si sono impegnati a sostenere, nella competizione elettorale dell’ottobre 2012, di Donegani Miguel, quale candidato al Parlamento siciliano e di Musumeci Nello, quale candidato alla Presidenza della Regione Sicilia”, scrive Barresi citando l”ordinanza.

Attardi è un imprenditore “non affiliato” a Cosa Nostra ma in contatto con i boss Giugno e Barberi, che avrebbero cercato di condizionare il voto nella cittadina nissena. Sia a livello comunale, promettendo voti in cambio di denaro o posti di lavoro per ottenere l’elezione di “Ciccio” La Rosa. Ma si sarebbe provato a fare il “salto di qualità” regionale, scegliendo di puntare su un candidato presidente. Nello Musumeci, appunto, con il quale i niscemesi non hanno mai avuto nessun contatto diretto. “Ma il candidato governatore, che poi sarebbe diventato presidente dell’Antimafia dell’Ars, gode di una stima da uomo onesto e serio fra i sostenitori ‘a sua insaputa’”, annota il giornalista de La Sicilia nel pezzo. I niscemesi avrebbero preferito Musumeci a Gianfranco Micciché, ritenuto inaffidabile. E avrebbero optato per un voto disgiunto tra candidato presidente e consigliere regionale, scegliendo per quest’ultimo posto il candidato del PD Miguel Donegani. 

Un interesse preciso nei confronti della politica regionale, quello dell’Attardi e dei sodali, finalizzato a lucrare appalti e altri benefici. E tuttavia “le indagini svolte nel procedimento non hanno consentito di acquisire elementi significativi comprovanti una attività concreta ed effettiva dei personaggi mafiosi niscemesi volta a procurare voti ai politici sostenuti dall’Attardi“, riporta Barresi dalle conclusioni del Gip, che non ha la prova della “stipula di un patto” per il voto di scambio, “come invece accaduto per le elezioni comunali di Niscemi”. Penalmente irrilevanti, dunque, i passaggi dell’ordinanza dedicati alle Regionali 2012 e al ticket Musumeci-Donegani (ma si fa anche il nome di un’altro deputato, Gianluca Micciché, poi Assessore Regionale alle Pari Opportunità dimessosi in seguito ai servizi de Le Iene sulla condizione dei disabili in Sicilia).

“Eppure l’estensione dell’interesse di Cosa Nostra niscemese, dopo il ‘successo’ delle Amministrative, anche alle successive Regionali, scrive il gip di Caltanissetta, dimostra che ‘la manipolazione e compravendita del voto elettorale costituiva una costante di molti esponenti politici siciliani'”, conclude l’inviato de La Sicilia. Che il reato non si sia concretizzato, insomma, non significa che il pericolo di simili collusioni non sussista realizzandosi in altri contesti e con altri nomi. Un fenomeno su cui, a cinque mesi dal voto di novembre, è più che mai opportuno vigilare. 

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  • Il voto di scambio “legale” e frutto del clientelismo politico e consente, a chi ne usufruisce, di vedere soddisfatta una propria richiesta legittima in cambio del voto.

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