Nuova rete ospedaliera, il rebus dei fondi per le assunzioni

In attesa dell’ultimo tavolo romano, le perplessità dei sindacati di categoria

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CATANIA – “Le assunzioni nella nuova rete ospedaliera? Mettiamo i piedi per terra. Come fa una Regione che è uscita dal Piano di rientro, con i fucili puntati da tutt’Italia, a reclutare 5 mila persone? Quando venne Renzi a Catania si impegnò con i medici, che se avesse vinto il referendum costituzionale c’erano le risorse per assumere 700 persone. Quella dell’ex premier era una proposta più realistica. Il mio timore è che possano tagliare qualche reparto, ovvero meno posti letto all’assistenza, per fare assunzioni che possono essere utilizzate come promesse o spot elettorali. Sarebbe squallido. Il posto letto viene prima di tutto“.

A 48 ore dell’ok della commissione Sanità all’Ars al nuovo piano della rete ospedaliera siciliana, il segretario territoriale di Fai-Usae, Calogero Coniglio, esprime dubbi e perplessità sulle 5 mila assunzioni in corsia ventilate dall’assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi.

La Sicilia può permettersi queste assunzioni? C’è la copertura finanziaria? Il budget attuale per il personale è di 2,3 miliardi di euro. Cifra che non dovrebbe salire di un solo euro, così come ha assicurato più volte in passato Gucciardi perché “il manager che non garantirà l’equilibrio finanziario sarà revocato” e “quindi nessuno farà assunzioni economicamente non sostenibili“.

Lo sblocco delle assunzioni, ferme dal 2010, è però condizionato al giudizio degli esperti dei ministeri dell’Economia e della Salute, che il 4 aprile dovranno verificare se sono state applicate tutte le regole esistenti a livello nazionale, compresa il decreto Balduzzi. Solo dopo il via libera da Roma, sostengono molti addetti ai lavori,  si potrà cominciare a parlare di rete ospedaliera, organizzazione, nuove piante organiche e soprattutto di fondi per le assunzioni. Anche in merito a questo, c’è anche qualche dubbio.

I posti letto previsti dovranno essere coperti con medici e infermieri.  Ad esempio, Catania ha tre Dea (Centri di alta qualificazione legati all’emergenza), che dovranno essere attrezzati di conseguenza anche per ciò che riguarda il personale. Ma ancora non è chiaro come si farà. Quanti sono i fondi a disposizione? Esistono forti dubbi che quelli esistenti non basteranno a stabilizzare i quasi due mila precari: mille tra medici e biologi; altrettanti tra personale paramedico e ausiliari.

“In linea di massima i fondi ci sono”, sostiene il segretario regionale dell’Anaao Assomed, Pietro Pata, assicurando che “saremo vigili affinché i primi concorsi siano banditi non per  amministrativi ma nelle aree dell’emergenza, dell’ostetricia, della pediatria. Il fabbisogno si aggira a una cifra molto vicina alle 5 mila unità. La necessità è coprire delle carenze notevoli, dovute anche al fatto che negli ultimi due anni e anche nel 2018 ci sarà un alto numero di pensionamenti”.

Per le nuove assunzioni, Gaetano Agliozzo prevede tempi non brevi. “Andremo sicuramente oltre il 2018, perché devono essere banditi e approvati”, afferma il segretario della Cgil Funzione pubblica di Catania, aggiungendo che “la nuova rete ospedaliera entrerà a pieno regime prima del 2018-2020, perché dovrà avere i numeri, soprattutto del personale, e bisognerà vedere sempre se ci daranno le risorse necessarie”.

Una volta approvata, la nuova rete ospedaliera sarà inviata con un decreto assessoriale alle 18 aziende siciliane. I direttori generali dovranno concertare i nuovi atti aziendali, la mission, con i sindacati. Sulla base delle linee guida della rete ospedaliera, dovrà essere stabilito quali reparti chiudere o accorpare.  “Sarà quindi un’altra battaglia a livello territoriale“, aggiunge Coniglio. Se tutto filerà liscio, gli atti di ciascuna azienda torneranno in Commissione Sanità e dovranno essere approvati dall’Ars. “Da quel momento,  potranno essere pubblicati sulla Gazzetta ufficiale e saranno operativi. A quel punto, tra ottobre e novembre, la Regione Siciliana può decidere di indire i concorsi. Questi sono i tempi, non quelli che indica la politica che ci illude”, conclude il segretario di Fsi-Usae.

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