Obbligo scolastico: quando i genitori ne rispondono penalmente?

Diverse sono le pronunce che hanno contribuito a delineare “in concreto” la norma penale

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione (con la sentenza n. 4520 depositata lo scorso 31 Gennaio) è intervenuta nel delineare i limiti di configurabilità del reato che punisce l’omesso adempimento del dovere di vigilanza da parte dei genitori quanto all’istruzione scolastica dei figli. Si tratta dell’art. 731 del codice penale, il quale prevede che < chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli o di fargli impartire l’istruzione elementare >.

Norma che tutela non soltanto l’interesse pubblico dello Stato all’ottemperanza dell’obbligo scolastico ma anche, naturalmente, il diritto soggettivo del minore a ricevere un’adeguata istruzione, diritto garantito vieppiù dall’art. 30 della Carta Costituzionale. A fronte del chiaro dettato di legge, diverse sono state e sono ancora le pronunce di condanna intervenute, di volta in volta “innalzando” il limite sino alla scuola secondaria di primo grado, come nel caso deciso dalla Suprema Corte.

Nella citata vicenda processuale, infatti, i ricorrenti erano stati condannati dal Giudice di Pace per aver omesso di far impartire ai figli minori l’istruzione relativa alla scuola secondaria di primo grado, in ragione delle numerose assenze durante tutto l’anno scolastico. Rivolgendosi alla Suprema Corte, gli stessi lamentavano che, a seguito di recente intervento normativo, sarebbe venuto meno il riferimento che consentiva di estendere la previsione dell’art. 731 codice penale anche alla violazione dell’obbligo di frequentare la scuola media inferiore, con conseguente esclusione della rilevanza penale delle condotte loro contestate.

La Corte, in effetti, ricostruisce il percorso normativo nonchè i recenti – e innumerevoli !! – interventi in materia di “obbligo scolastico”, riconoscendo ad ogni modo che oggi l’obbligo scolastico viene previsto per almeno dodici anni a partire dalla iscrizione alla prima classe della scuola primaria (già scuola elementare) o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età.

Secondo gli Ermellini, ad ogni modo, il reato di cui all’art. 731 del codice penale non deve essere strettamente collegato alle numerose leggi che si sono succedute nel tempo – e che di volta in volta hanno “innalzato” ovvero “abbassato” il limite in esame – ma prevede unicamente una specifica condotta costituita dall’inosservanza, non del generico obbligo scolastico appunto, ma di quello specifico dell’istruzione elementare. Pronunciando, nei confronti dei genitori, sentenza di assoluzione.

Quanto agli ulteriori aspetti della norma in questione, diverse sono le pronunce che hanno contribuito a delineare “in concreto” la norma penale. Stabilendo, ad esempio, la punibilità della condotta “anche” in capo al genitore non affidatario nell’ipotesi in cui il minore non frequenti la scuola per comportamento addebitabile – in primo luogo – al genitore affidatario, purché venga accertato che il comportamento di costui non abbia trovato nell’adeguato riferimento del primo alcun rimedio. Interessante aspetto attiene poi alla rilevanza – o meno – della volontà del minore, nel senso che l’espressa contrarietà dello stesso a ricevere l’istruzione scolastica può costituire “giusto motivo”, idoneo quindi ad escludere la responsabilità penale dei genitori. A condizione, però, che venga accertato – sempre secondo l’orientamento della Corte di Cassazione – che si tratti di rifiuto categorico ed assoluto nonché cosciente e volontario. Rifiuto del minore, ancora, che deve permanere anche dopo che i genitori abbiano usato ogni argomento persuasivo ed ogni altro espediente educativo di cui siano capaci – secondo il proprio livello economico e sociale – ed una volta che abbiano fatto sinanco ricorso – qualora le circostanze ambientali lo consentano – ai servizi di assistenza sociale. Insomma, al fine di evitare una condanna penale, devono dimostrare di aver fatto tutto il possibile!

 

Gian Marco Gulizia, Avvocato del Foro di Catania, Responsabile Settore Penale Camera Minorile di Catania

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