Occhionero, il supermassone e quel precedente a Catania

I retroscena della nuova spystory che scuote i palazzi del potere italiano

Sull’arresto dei fratelli Occhionero, e sul nuovo capitolo che si apre nella storia del back-office del potere italiano – storia di per sé molto ricca, tra intercettazioni e spionaggio, servizi più o meno inquadrati e una fitta rete di connessioni internazionali – si è già detto tutto e il contrario di tutto. Oggi Tribù pubblica in esclusiva l’Ordinanza di applicazione di misura cautelare a carico dei fratelli “spioni”, con le motivazioni del Gip del Tribunale di Roma che ha dato il via a tutta la vicenda.

Tra le voci in libertà degli ultimi giorni, tuttavia, qualcuna merita di essere approfondita, almeno per le suggestioni che possono sortirne. Due giorni fa il quotidiano online Affaritaliani.it ha pubblicato un’interessante intervista al Gran Maestro del Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi, esperto di massoneria già contattato in passato da Tribù, che sulla vicenda Occhionero ha espresso le proprie libere considerazioni. Un passaggio dell’intervista ci è parso notevole, per ragioni che chiariremo tra poco.

©Mauro Scrobogna / Lapresse 25-10-2004 Roma Politica Palazzo Ruspoli - presentazione libro Principe dei NEOCONS di Michael Ledeen nella foto: Michael Ledeen
Michael Leeden

IL SUPERMASSONEAlla domanda posta dall’intervistatore su chi possa essere “il committente del cyberspionaggio” degli Occhionero Magaldi risponde: “Uno dei personaggi che consiglio agli inquirenti di ascoltare con attenzione su questa vicenda è il massone conservatore e reazionario Micheal Leeden, […] affiliato di peso alla ‘White Eagle‘”. La White Eagle, secondo Magaldi, sarebbe una superloggia massonica internazionale di indirizzo neo-aristocratico e ultraconservatore. Speculazioni in libertà, si dirà: certo, ma un nome salta all’occhio (è proprio il caso di dirlo) ed è il nome di Leeden, giornalista e consulente americano legato a doppio filo all’Italia e addirittura a Catania.

Cosa può centrare il presunto “committente del cyberspionaggio” di Stato (Magaldi dixit) con la città ai piedi dell’Etna?

La risposta si troverà scorrendo a ritroso le cronache giudiziarie italiane. Ma prima è il caso di ricordare come Catania abbia svolto per un certo periodo, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, un ruolo privilegiato nei rapporti tra l’Italia e la Libia di Muhammar Gheddafi. Questo ruolo le veniva dall’attività di un avvocato civilista di nome Michele Papa, “amico dei libici” e secondo alcuni lobbista degli stessi. Un uomo peraltro ben al corrente, in quegli anni, dei soggiorni in Libia di Billy Carter, fratello del presidente degli Stati Uniti Jimmy. Adesso lasciamo parlare le carte.

IL PRECEDENTE CATANESE – Precisamente quelle della sentenza-ordinanza sulla Strage di Ustica depositata dal Giudice Istruttore Rosario Priore il 31 agosto del 1999. Scrive Priore: “Agli inizi del 1980 Billy Carter chiese e ricevette dai libici un prestito di 200.000 dollari. La vicenda allorchè apparve sui media provocò serio imbarazzo al Presidente Carter, in quanto si era a pochi mesi prima delle lezioni presidenziali”. Le elezioni che avrebbero visto l’uscente Jimmy Carter confrontarsi con il repubblicano Ronald Reagan. Ma Michael Leeden che c’entra in tutto questo?

occhionero
Rosario Priore

Priore lo spiega poco dopo: “I repubblicani americani per il tramite di Michel Ledeen, agente d’influenza americana in Italia chiesero al S.I.S.MI con cui Ledeen era in contatto in qualità di consulente, aiuto al fine di scoprire le attività di Billy Carter in Libia. Il S.I.S.MI avrebbe rifiutato le richieste per ovvi motivi, ma il generale Santovito dava comunque incarico informale della questione a Francesco Pazienza; Pazienza con la collaborazione di Placido Magrì incaricò a sua volta il giornalista Giuseppe Settineri di contattare l’avvocato Michele Papa, amico della Libia, che aveva già avuto rapporti proprio con la delegazione che si era recata in Libia”.

Il giornalista incontrò l’avvocato Papa a Catania – prosegue Priore – si fece narrare la vicenda e registrò il colloquio. Le informazioni raccolte furono così trasmesse […] a Ledeen, e messe a profitto in una campagna scandalistica contro Carter per favorire la vittoria di Reagan”. La campagna avrebbe avuto luogo, abilmente orchestrata da Leeden, su giornali del calibro del Washington Post, e c’è da credere che possa aver contribuito a cambiare le sorti delle elezioni americane del 1980. Infatti vinse Reagan.

QUALE VERITA’?La storia è molto suggestiva. Stando a ciò che dice Magaldi ad Affaritaliani.it il mandante dello spionaggio di Stato perpetrato dagli Occhionero sarebbe la stessa persona che trentasette anni fa organizzò il cosiddetto “Billygate” con le informazioni ottenute dall’avvocato Papa a Catania. E come sempre, parlando del back-office del potere, i dati di fatto e le astrazioni si inseguono rendendo difficile mettere a fuoco la verità. Ma quanto più è complicata la vicenda, tanto più vale la pena di affrontarla. Sopratutto se, anche solo per un attimo, viene a lambire la nostra città.

 

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