Oda, Cobas denuncia: “Lavoratori vessati da Ad rimosso”

In un lettera al prefetto Riccio, il sindacato annuncia un presidio permanente a partire dal 29 maggio

 

lettera

CATANIA – Continua la guerra intestina all’Oda. Da una parte il commissario Adolfo Landi, forte del sostegno del vescovo Gristina, dall’altra il Cda azzerato dalla Curia che non ha mai smesso di operare. Al centro della contesa che ormai va avanti da più di due mesi, la gestione della Fondazione con oltre 500 dipendenti e più di 1500 assistiti.

Nessuna delle due parti sembra intenzionata a mollare la presa. E così si assiste al paradosso che l’amministratore delegato ‘detronizzato’, Alberto Marsella, e il commissario lavorino sotto lo stesso tetto, la sede di via Galermo.

Nel mezzo, tra due fuochi, ci sono i lavoratori che a più riprese hanno manifestato preoccupazioni e timori sul futuro stesso dell’Oda. Una situazione “inaccettabile” la definiscono i Cobas Lp Formazione in una lettera al prefetto Silvana Riccio in cui annunciano che dal 29 maggio daranno vita a un presidio permanente sotto il palazzo del Governo.

L’organizzazione sindacale chiede “urgentissime misure di garanzia nei confronti di tutti i lavoratori della Fondazione” e sottolinea che “i fatti evidenziano una serie di atti giuridico-amministrativi (per garantire la vigilanza della Fondazione, che è di unica e sola competenza del vescovo di Catania, sua Eccellenza Mons. Gristina) che hanno prodotto la rimozione del Cda e la nomina di un commissario straordinario, avvenuta in data 6 marzo 2017”.

“Di fatto ciò ha creato uno ‘scisma’, strumentalizzato da protagonismi e opportunismi strumentali e corporativi che non risolvono anzi aggravano la crisi dell’Oda”, continua il Cobas denunciando “un inasprimento dei rapporti nei confronti dei lavoratori, con continue vessazioni ed umiliazioni da parte dell’amministratore delegato rimosso, il blocco delle attività nel settore amministrativo anche a livello strutturale, la presenza autorizzata sempre dal summenzionato Ad di vigilantes con l’incarico di impedire l’accesso ai posti di lavoro, il controllo dei locali e del personale con atteggiamenti e frasi intimidatorie”.

I Cobas aggiungono di aver “sempre operato a tutela di tutti i lavoratori, senza alcuna distinzione fra sanità e formazione, dando pari dignità a tutti i dipendenti, iscritti e non iscritti” e di aver “responsabilmente rinviato (non dimenticato) in accordo con i lavoratori, vista la grave situazione, la richiesta delle mensilità arretrate, la verifica del TFR, e del regolare versamento dei contributi previdenziali”.

Alla luce di ciò “ci appaiono pretestuose ed incomprensibili – si legge ancora nella lettera – le numerose diffide e messe in mora da un’altra organizzazione sindacale presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Catania, per il mancato pagamento entro il 10 del mese di uno stipendio riferite ad un solo ambito dell’Opera Diocesana”.

Il sindacato di base denuncia inoltre “la procedura richiesta dal ‘nuovo presidente’ nominato dal rimosso Cda  (Romano Calero, già consigliere d’amministrazione ndr) che come primo atto della sua nuova carica, deposita presso il Tribunale di Catania – Sezione Fallimentare, una richiesta di concordato preventivo liquidatorio (art.161 L.F.), che nei fatti farebbe rischiare il licenziamento di circa 500 lavoratori e più di 1500 utenti vedranno lesi i loro diritti all’assistenza e alla formazione. Tutto ciò è avvenuto senza alcuna informazione ne convocazione delle organizzazioni sindacali”.

I Cobas ricordano ancora che “è già avvenuta la trascrizione dei Decreti Arcivescovili al Rea” ma “non vediamo a tutt’oggi alcun effettivo controllo risolutivo che dia stabilità alla Fondazione. Per questo è “ormai improcrastinabile” l’apertura di tavolo prefettizio “alla presenza di tutte le forze sociali coinvolte, che ristabilisca dignità e certezza dei diritti, che individui una stabilità nella governance” dell’Oda”, conclude l’organizzazione sindacale di base.

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