Oda, un lavoratore: “Il golpe di Gristina ci ha lasciato di sasso”

Lettera aperta di un operatore della Fondazione al centro di uno scontro tra il commissario e l’ex Cda

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CATANIA – “Il ‘golpe’ messo in atto dall’ Arcivescovo ci ha lasciati di sasso”. Così in una lettera aperta un lavoratore dell’Oda (Opera diocesana assistenza) di Catania da alcuni giorni al centro di una guerra apertasi dopo il commissariamento della Fondazione deciso dall’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina. 

Il lavoratore definisce lo scontro a suon di comunicati tra “il rimosso amministratore 
delegato Marsella” e il commissario straordinario Landi ” una guerra fra Titani”, con “ognuno dei quali si arroga la governance
 dell’Oda”. E noi lì, stretti stretti, senza armi, attoniti, in attesa 
di una parola di chiarimento dal Prefetto o dal Papa in persona. Certo 
una fetta di lavoratori gongola, soprattutto ai “piani alti” e i
 commenti nei corridoi non tardano a farsi sentire: “questo Marsella 
finalmente si toglie dai piedi”, si legge ancora nella missiva.

“Eh sì, perché l’odiato ligure – prosegue la lettera – nel giro di poco tempo ha cambiato le
 utenze, i fornitori, rateizzato il debito con l’Inps, tagliato le 
spese a consulenti davvero onerosi, quanto inutili, diminuito il
numero dei cosiddetti ‘gettonisti’ (professionisti a prestazioni) con
 l’inquadramento di molti di essi con contratto a tempo indeterminato”.

A giudizio dell’operatore “questo ‘ligure maledetto’ (Marsella è originario di Genova ndr)  ha ridotto le spese, garantendo ai 
lavoratori quella serenità economica ormai da anni e anni svanita, nel
 tentativo di ricostruire anche l’immagine della fondazione Oda, che
all’esterno è veramente discutibile”.

Ma non è tutto. “Il ligure, non 
avvezzo alle pratiche clientelistiche, mafiose, omertose, tipiche
 della nostra terra – prosegue il lavoratore della Fondazione – ha persino messo in discussione l’operato di
alcune figure dei ‘piani alti’, non esitando a togliere loro il potere
 accentrato da decenni. Certo alcune mosse magari sono risultate
 azzardate, come le decine di trasferimenti operati senza la
trasparenza di un protocollo di criteri che li dirigessero. Ma a 
questo si può rimediare. Irrimediabile risulta, invece, il massiccio
 demansionamento, operato anni fa, dall’attuale commissario 
straordinario, che mise in ginocchio decine di lavoratori, minacciati
di licenziamento se non avessero accettato l’ignobile ricatto.

Dopo le parole di apprezzamento sull’operato di Marsella, l’affondo nei confronti della Curia. “Il
 ‘golpe’ messo in atto dall’ Arcivescovo ci ha lasciati di sasso”, aggiunge il lavoratore che pone una serie di interrogativi. “Come 
mai solo oggi si accorge del debito accumulato dall’Oda? Come mai
 proprio ora che sono operative le manovre di rientro decide che è
 giunto il momento di mettere mano a questa situazione? Quali intrecci
 di interesse economico-politico ha osato mettere in discussione 
Marsella?”.

“Nessuno di noi ha mai pensato che il ligure fosse un santo,
né che lavorasse gratis, né che non avesse personali interessi,
 fossero anche solo quelli di incassare il prestigio di aver
 risollevato le sorti dell’Oda” prosegue il dipendente sottolineando che Marsella “ha rimesso in moto una
 vecchia macchina malandata, cercando i guasti e operandosi per
 ripararli, in un clima ostile, di continuo osteggiamento, boicottato 
all’interno dei suoi stessi uffici. Perché la verità si sa, supera
 sempre la fantasia e per nasconderla servono interventi
 ‘straordinari’.

“Per ora, a parte il commissario, di straordinario ci sono oltre 450
 dipendenti che stavano lavorando nella serenità della puntuale
retribuzione prevista dalla legge. Oggi essi si ritrovano a tremare,
 ancora una volta per i loro conti in rosso e per un futuro nebuloso”, aggiunge il lavoratore evidenziando che è “svanito nel nulla l’atteso stipendio che ormai davamo per
scontato entro e anche prima del 10 di ogni mese” mentre “i circa 4 milioni di
 euro, versati dall’Asp sono blindati nelle banche Oda”.

Il dipendente conclude con un pensiero anche per i circa 1500 utenti dell’Oda che “con le loro famiglie attendono la prospettiva di una 
presa in carico più trasparente, che assicuri loro un futuro più
 certo”.

La nomina del commissario straordinario ha scatenato una serie di reazioni che evidenziano una profonda spaccatura tra sindacati e lavoratori. Nei giorni scorsi, Cgil, Cisl e Uil si erano schierati al fianco della Diocesi, mentre un congruo numero d’iscritti si era dissociato “dal vergognoso contenuto antidemocratico, poiché trattasi di decisione assunta senza consultazione assembleare”.

Il distacco dalle sigle sindacali è reso adesso ancor più plastico dalla lettera del dipendente che evidenzia come “gli operatori sono 
ripiombati nel clima di incertezza che da oltre un anno avevano 
dimenticato”.

Il clima è diventato incandescente con la presa di posizione del Cda azzerato dal provvedimento della Diocesi. L’organismo ha infatti puntato i piedi lanciando e lanciato il guanto di sfida. “Questo Cda è nel pieno e legittimo esercizio delle proprie funzioni, esercitate altresì dall’ amministratore delegato, a norma dello statuto vigente e delle leggi della Repubblica Italiana”, hanno affermato sette componenti tra cui il presidente ‘detronizzato’ Alberto Marsella.Parole che hanno provocato l’altrettanto ferma replica di Landi che ha diffidato “chiunque ad eseguire disposizioni prive di legittimazione, se provenienti dal decaduto Cda”.

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