Omicidio Giordana, il Gip: “Priolo a processo con rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica”

Il legale dell’omicida reo-confesso: “Decisione inaspettata, ma sperata”

giordana

CATANIA – Luca Priolo, il 26enne che il 6 ottobre dell’anno scorso ha ucciso la sua ex convivente, la ventenne Giordana Di Stefano, dalla quale aveva avuto una bambina di 4 anni, sarà processato con il rito alternativo del giudizio abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica.

E’ questa la decisione del Gip di Catania, Loredana Pezzino, che ha aggiornato a domani per la nomina dei periti e il conferimento loro dell’incarico. “E’ una decisione inaspettata, ma sperata”, commenta l’avvocato Dario Riccioli, legale dell’imputato.

Nel processo sono stati ammesse come parti civili i genitori, la sorella e la figlia di Giordana Di Stefano, che ha ‘perso’ il cognome del padre per ‘assumere’ quello della madre, assistiti dall’avvocato Ignazio Danzuso, e il centro antivolenza ‘Galatea’, rappresentato dall’avvocato Mirella Viscuso.

Priolo è imputato per stalking e per l’omicidio dell’ex convivente. Il 26enne, reo confesso del delitto, è stato catturato dai carabinieri alla stazione di  Milano mentre cercava di fuggire verso la Svizzera. A tradirlo è stato un sms inviato al padre. L’imputato non ha mai ammesso la premeditazione del delitto. “Credevo volesse togliermi la bimba, non volevo ucciderla” ha detto agli inquirenti in riferimento alla denuncia per stalking presentata dalla vittima nel 2013. Tuttavia, la sera del delitto ha portato con sé un coltello con cui ha poi sferrato 42 coltellate alla giovane.

Le indagini sono state coordinate dai procuratori aggiunto Michelangelo Patanè e Marisa Scavo e dal sostituto Alessandro Sorrentino.

Lo scorso 2 dicembre, la Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza di trasferimento del procedimento a Messina, avanzata il 15 dicembre scorso dal difensore di  Priolo. Il rischio paventato dall’avvocato Riccioli riguardava le “gravi situazioni locali” che avrebbero potuto influire “sulla serenità del giudice chiamato a decidere”.

Il riferimento era “agli attacchi mediatici dei familiari di Giordana e alla vicenda feroce e incivile subìta dal difensore che mi ha preceduto”. Nello specifico, la famiglia della vittima avrebbe incitato, tramite diversi post pubblicati su Facebook, gli altri detenuti a scagliarsi contro Priolo.

foto tratta da Leggo.it

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