Omicidio Giordana, il processo resta a Catania

La Cassazione ha rigettato l’istanza di trasferimento

CATANIA – Non c’è alcun sospetto che lo svolgimento del processo a Luca Priolo possa essere influenzato dal clima di sgomento e violenta indignazione scaturito dall’omicidio della sua ex compagna e madre di sua figlia, Giordana Di Stefano.

A deciderlo è la Corte di Cassazione che ha rigettato l’istanza di trasferimento del procedimento a Messina, avanzata il 15 dicembre scorso dal legale di Luca Priolo. Il rischio paventato dall’avvocato Dario Riccioli riguardava le “gravi situazioni locali” che avrebbero potuto influire “sulla serenità del giudice chiamato a decidere”.

Il riferimento era “agli attacchi mediatici dei familiari di Giordana Di Stefano e alla vicenda feroce e incivile subìta dal difensore che mi ha preceduto”. Nello specifico, la famiglia della vittima avrebbe incitato, tramite diversi post pubblicati su Facebook, gli altri detenuti a scagliarsi contro Luca Priolo. Risale a giugno scorso, invece, la richiesta di dimissioni avanzata dalla maggioranza del Consiglio comunale di San Gregorio nei confronti del vicesindaco Ivan Albo. Travolto dalla bufera per aver accettato la difesa di Priolo, l’avvocato penalista è stato poi costretto a rinunciare all’incarico.

Il 25enne è imputato per stalking e per l’omicidio dell’ex convivente. Priolo, reo confesso del delitto, è stato catturato a Milano mentre cercava di fuggire verso la Svizzera. A tradirlo è stato un sms inviato al padre. L’imputato non ha mai ammesso la premeditazione del delitto. “Credevo volesse togliermi la bimba, non volevo ucciderla” ha detto agli inquirenti in riferimento alla denuncia per stalking presentata dalla vittima nel 2013. Tuttavia, la sera del 6 ottobre 2015 ha portato con sé un coltello con cui ha poi sferrato 42 coltellate alla giovane.

La prossima udienza si svolgerà il 6 dicembre. Nei mesi scorsi, la madre di Luca Priolo ha presentato una querela nei confronti dei familiari di Giordana, autori dei post costestati per atti persecutori e istigazione per delinquere.

Il processo, dunque, continuerà a svolgersi al Tribunale di Catania. Una decisione in qualche modo prevedibile, secondo l’avvocato Riccioli, perchè “i margini della Cassazione per trasferire la sede di un processo sono veramente estremi in Italia. Sono contento che si sia definitivamente escluso qualsiasi dubbio” sull’imparzialità del giudice e sulla sua capacità di valutare serenamente.

 

(foto VanityFair)

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