Omicidio Giordana, nominati gli esperti per la perizia psichiatrica su Luca Priolo

L’assassino reo confesso uccise l’ex convivente con 42 coltellate

CATANIA – Il Gup di Catania, Rosalba Recupido, ha nominato gli esperti che dovranno sottoporre a perizia psichiatrica Luca Priolo (nella foto). Dalla valutazione che effettueranno lo psichiatra Gaetano Sisalli e la psicologa Di Fazio dipenderà il destino processuale del 26enne che il 6 ottobre dell’anno scorso ha ucciso con 42 coltellate la sua ex convivente, la ventenne Giordana Di Stefano, dalla quale aveva avuto una bambina che oggi ha 5 anni. La perizia psichiatrica è stata disposta dal Gup nel processo con il rito alternativo del giudizio abbreviato condizionato. La  perizia sarà depositata entro 60 giorni.

A luglio scorso, il difensore dell’omicida reo-confesso, l’avvocato Dario Riccioli, aveva già fatto esaminare il caso a un consulente di parte. La perizia effettuata su Priolo, nel carcere di Caltagirone, da Eugenio Aguglia, professore ordinario di Psichiatria all’Università di Catania e direttore dell’U.O. di Psichiatria del Policlinico, ha portato il giudice. sottolinea il legale, a concedere il rito abbreviato condizionato “dimostrando la necessità di un approfondimento su questo aspetto” che ora sarà effettuato dai due esperti nominati.

Un accertamento che, ribadisce Riccioli “serve ai fini della verità processuale”. Un ventaglio di possibilità potrebbe aprirsi in relazione alla capacità di intendere e di volere dell’imputato. Priolo potrebbe essere condannato in pieno, prosciolto, oppure avere uno sconto di pena in caso di capacità gravemente scemata.

Nel processo sono state ammesse come parti civili i genitori, la sorella e la figlia di Giordana Di Stefano, che ha ‘perso’ il cognome del padre per ‘assumere’ quello della madre, assistiti dall’avvocato Ignazio Danzuso, e il centro antivolenza ‘Galatea’, rappresentato dall’avvocato Mirella Viscoso. Le parti civili si sono riservate la nomina dei consulenti.

Priolo non ha mai ammesso la premeditazione del delitto. “Credevo volesse togliermi la bimba, non volevo ucciderla” ha detto agli inquirenti in riferimento alla denuncia per stalking presentata dalla vittima nel 2013. Tuttavia, la sera del delitto ha portato con sé un coltello con cui ha poi sferrato 42 coltellate alla giovane.

Le indagini sono state coordinate dai procuratori aggiunto Michelangelo Patanè e Marisa Scavo e dal sostituto Alessandro Sorrentino.

Lo scorso 2 dicembre, la Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza di trasferimento del procedimento a Messina, avanzata il 15 dicembre scorso dal difensore di Priolo. Il rischio paventato dall’avvocato Riccioli riguardava le “gravi situazioni locali” che avrebbero potuto influire “sulla serenità del giudice chiamato a decidere”.

Il riferimento era “agli attacchi mediatici dei familiari di Giordana e alla vicenda feroce e incivile subìta dal difensore che mi ha preceduto”. Nello specifico, la famiglia della vittima avrebbe incitato, tramite diversi post pubblicati su Facebook, gli altri detenuti a scagliarsi contro Priolo. Motivo per cui i familiari di Giordana hanno querelato Priolo per “atti persecutori e istigazione per delinquere”.

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