ONG sotto attacco: “UE irresponsabile, noi capro espiatorio”

Dopo i dubbi sollevati da Frontex e da una fetta della stampa e della politica, SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere rispondono: “Nulla da nascondere”

 

CATANIA – “Gli attacchi alle ONG nascono e continuano in Italia”. L’ultima volta che siamo saliti a bordo di Aquarius, la nave di SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, era in procinto di salpare dal porto di Catania.

Si tratta, infatti, dell’unica imbarcazione umanitaria che ha pattugliato le frontiere durante i mesi invernali. Oggi torniamo a bordo per un motivo completamente diverso. Sono i vertici delle due associazioni ad aver richiesto l’incontro con la stampa. Lo scopo: rendere nota la propria attività.

Negli ultimi mesi, infatti, l’emergenza migranti ha occupato le prime pagine dei giornali non soltanto per i suoi tragici numeri. A destare sospetti sulle ONG è stata prima Frontex e poi una fetta della stampa.

Chi c’è dietro i mastodontici finanziamenti che sostengono le navi umanitarie? Alcune si recano troppo vicino alle coste libiche? Le ONG facilitano l’immigrazione clandestina?

Sono questi alcuni dei dubbi sollevati a cui hanno risposto oggi i vertici delle organizzazioni non governative in conferenza stampa.

Queste accuse mediatiche senza fondamento ci preoccupano – ha detto Sophie Beau cofondatrice e vicepresidente di SOS Mediterranee – perché stanno trasformando le ONG in capro espiatorio. Come mai proprio ora, dopo un anno di salvataggi, si sollevano queste accuse? Siamo pronti a fronteggiare ciò che sta avvenendo. Non abbiamo niente da nascondere”.

Abbiamo rilevato – ha aggiunto Ellen Van der Velden (MSF) – e condanniamo l’incapacità dell’Unione Europea di far fronte a questa tragedia così come condanniamo i trafficanti che speculano sulle vite delle persone. Attacchi simili sono irresponsabili. Non abbiamo mai ricevuto richieste di soccorso direttamente dalla Libia. Non abbiamo nessun collegamento con i trafficanti”.

“Operiamo nel pieno rispetto delle leggi italiane e internazionali”, assicurano gli attivisti. È il centro di coordinamento marittimo a decidere quale imbarcazione si trova nella posizione e nelle condizioni migliori per prestare assistenza. Quindi può essere una qualunque: della Marina italiana, della Guardia Costiera, di Frontex, un peschereccio o una ONG.

Come fanno le navi umanitarie a sapere così precisamente dove si trovano le imbarcazioni in difficoltà? “Un anno di esperienza e tutta la documentazione necessaria ci ha permesso di individuare la fascia precisa dove i barconi e i gommoni sono più frequentemente in difficoltà”, ha spiegato Nicola Stalla coordinatore dei salvataggi su Aquarius.

Il numero crescente di ONG è un altro degli aspetti contestati, finito anche sotto la lente della Procura di Catania. Su questo tema è intervenuto il Procuratore Generale Carmelo Zuccaro nell’audizione in Commissione Schengen. Eppure, secondo gli attivisti, questo incremento sarebbe del tutto naturale in un periodo dell’anno dove aumentano le imbarcazioni da soccorrere.

“Non abbiamo assolutamente niente da nascondere”, ha concluso Valeria Calandra presidente di SOS Mediterranee Italia.

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