Operazione “Chaos”, preso il reggente dei Santapaola

Tutti i dettagli dell’operazione dei Carabinieri del Ros che ha portato all’arresto di trenta persone ritenute organiche alle famiglie catanesi. Nomi e foto degli arrestati

 

CATANIA – Dopo l’operazione “Kronos” dell’aprile 2016 nell’olimpo di Cosa nostra catanese è scoppiato il caos. E “Chaos” si chiama l’operazione messa a segno nelle scorse ore dai Carabinieri del Ros, in collaborazione con i reparti territoriali di Catania e Siracusa e il coordinamento della DDA etnea, che ha portato all’arresto di trenta persone ritenute organiche ai clan catanesi. Un blitz imponente, con circa trecento uomini sul campo che stavolta, sottolinea soddisfatto il Procuratore Carmelo Zuccaro, non hanno lasciato latitanti.

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“L’operazione di oggi è stata svolta in tempi particolarmente rapidi grazie al lavoro dei magistrati e alla celerità del Gip – ha detto il Procuratore in conferenza stampa, alla presenza dell’Aggiunto Francesco Puleo e dei Sostituti Raffaella VinciguerraMarco Bisogni abbiamo potuto riscostruire i movimenti dei clan catanesi dopo il blitz dello scorso anno, capire come si erano organizzati e secondo quali logiche di potere continuavano a spartirsi il territorio”.

A capo della famiglia Santapaola, dopo i colpi inferti dalle Forze dell’Ordine nei mesi scorsi, era arrivato lui. Antonio Tomaselli, 51 anni, detto “capelli bianchi” o “penna bianca”. Un personaggio particolare, spiegano gli inquirenti, già uomo di fiducia di Enzo Santapaola, che con il precipitare degli eventi aveva assunto un ruolo sempre più di primo piano. Nel febbraio 2016  fungeva da accompagnatore di Aldo Ercolano, ma nonostante curasse già affari importanti per il clan non partecipava alla riunione riservata con il boss.

“A seguito degli arresti di ‘Kronos’ Tomaselli si è sovraesposto – spiega il Procuratore – Il suo ruolo emerge in quell’operazione per la prima volta, ma era già potente nel clan negli anni precedenti. La sua storia viene da lontano”. “Penna bianca” tiene la carta, cioè dirige il gruppo. Sa chi sono i soggetti da pagare, quali sono le estorsioni da fare. E’ insomma il nuovo responsabile della famiglia Santapaola-Ercolano, fino all’arresto di oggi.

ALTA TENSIONE – Ma le indagini hanno documentato anche i rapporti di forza con la famiglia Mazzei, detti i carcagnusi, l’altro clan che agisce sul territorio etneo. E che a seguito dei blitz degli anni passati, che avevano assestato duri colpi ai Santapaola, avevano iniziato a prendere piede cercando di ritagliarsi spazi maggiori al di là dei confini stabiliti tra le due famiglie. Un’intraprendenza che i Santapaola vedevano di cattivo occhio e che avrebbe potuto avere conseguenze gravi. 

Quando un affiliato dei Mazzei, Santo Di Benedetto, ha una lite con un esponente dei Santapaola, Alfio Davide Coco, questi ultimi arrivano a pianificare una ritorsione contro il clan rivale. Prima, però, si mettono in contatto con i vertici dei Mazzei per ricordargli che la pace conviene a tutti e che è nel loro interesse fare “pulizia” all’interno del clan.

Il passaggio è messo nero su bianco dagli inquirenti con un’intercettazione drammatica. Un portavoce di Tomaselli, che tiene i rapporti tra il gruppo catanese e gli altri, ricorda come la loro “famiglia” si sia presa questa responsabilità in passato, giungendo ad uccidere Angelo Santapaola: “Questa situazione si deve fermare… noialtri non ci siamo permessi mai a fare queste cose fra noialtri… ci sediamo e la discutiamo civilmente… fino a quando non ci sono morti e cose… e questo dobbiamo evitare… ora noi abbiamo un problema con questo… dobbiamo risolvere questo problema che è anche in casa vostra…”.

La nostra storia ci porta che noi abbiamo avuto dei problemi dentro casa nostra e noi stessi li abbiamo risolti… – continua i portavoce del reggente – Quando noialtri abbiamo avuto Angelo e ‘mbare, Angelo ha pagato per tutti gli sbagli che ha fatto! Lui infatti prendeva le decisioni lui solo, non si considerava nessuno completamente… e là è stata la stessa cosa.. tutti quanti si sono seduti… E si chiamava Santapaola… si chiamava Santapaola, non si chiamava con un altro cognome… questo, per farti capire… perché quando muore un Santapaola… viri ca fa sgrusciu … e questi sono gli esempi che abbiamo dato per gli sbagli che ha fatto”.

Sbagli che la stessa famiglia ha punito, per evitare guai peggiori. E’ ciò che il clan etneo chiede adesso ai carcagnusi, per evitare che le cose possano degenerare. 

L’operazione , insomma, ha prevenuto forse un fatto fai sangue dalle conseguenze imprevedibili. Un risultato rivendicato dagli inquirenti: “In poco tempo siamo riuscito ad organizzare l’operazione grazie al lavoro del Ros e dei Carabinieri – ha concluso il Procuratore Zuccaro ringraziando i Ros del Capitano Antonio Parrillo. Il capo della Procura etnea lancia poi un appello alla cittadinanza. “Nel corso dell’operazione sono emerse condotte estorsive a fronte delle quali, purtroppo, non ci erano arrivate denunce… La Procura e le Forze dell’Ordine continueranno ad infliggere colpi alla mafia, ma senza la collaborazione dei cittadini non riusciremo a conseguire un risultato definitivo”.

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