Operazione “Giano Bifronte”, la nota dell’associazione “Amici del giudice Livatino”

La nota diffusa dalle Associazioni antiracket in seguito all’operazione che nelle scorse ore ha portato all’arresto del Gran Maestro Corrado Labisi

CATANIA – “Piena ed incondizionata Gratitudine e Stima esprimiamo nei confronti di quanti, Magistrati e Forze dell’Ordine di Catania, hanno lavorato alla realizzazione dell’operazione ‘Giano bifronte’ di questa mattina che ha visto l’arresto di Corrado Labisi e dei suoi sodali, pur facendo salvo sempre il presupposto d’innocenza sino a condanna definitiva”. E’ la nota diffusa dalle Associazioni “TECNOPOLIS” e “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino”, in seguito all’operazione che nelle scorse ore ha portato all’arresto del Gran Maestro Corrado Labisi e di altre quattro persone accusate di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita di somme di denaro

“Non siamo, non siamo mai stati e mai lo saremo in seguito ‘giustizialisti’ – prosegue la nota – non auguriamo il carcere ad alcuno ma è pur vero che ad una violazione di legge deve seguire anche una riparazione… soprattutto quando si strumentalizzano figure adamantine. Da tempo le Associazioni denunciavano le stranezze intorno al sedicente e girovago ‘comitato antimafia’ prima intitolato solo al Giudice Rosario Livatino e dopo le diffide del dottor Vincenzo Livatino e querele delle Associazioni, anche al Presidente Antonino Saetta e al Giudice Gaetano Costa per avere maggiore credibilità presso l’opinione pubblica e le Istituzioni, alcuni dei quali rappresentanti hanno continuato ad avere rapporti nonostante essere stati avvisati ritirando anche un secondo ulteriore premio”.

“Nei due esposti-querela presentati da Vincenzo Gallo nel febbraio 2010 e nel maggio 2014 – continuano le associazioni – si denunciavano ‘stranezze’ ed addirittura l’esistenza di una presunta cugina ‘Rosaria Livatino’ (che così non si chiama) fatta entrare all’interno del carcere ‘Bicocca’ di Catania per un’altra puntata del ‘premificio’. Tutto archiviato e senza controquerela da parte degli ‘animatori’ del premio sui quali forse è opportuno approfondire le indagini proprio per il coinvolgimento della massoneria. Questo comunicato non vuole essere un atto formale ma piuttosto un concreto atto di vicinanza che culmina nella richiesta da parte del primo sottoscrittore della presente di riprendere le querele presentate attraverso i carabinieri della Stazione di Canicattì (Agrigento) e di fare chiarezza su tutto e su tutti, facendo salva l’eventuale costituzione di parte civile in giudizio per i danni all’immagine dell’Associazione ‘Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino'”. 

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