Blitz Talea, nel clan l’ultima parola spettava a Mariangela

Ancora un colpo alla mafia palermitana, capace di movimentare un ingente volume d’affari, dalle classiche estorsioni alle scommesse online a quelle ippiche

 

PALERMO – “L’operazione odierna, come quelle recenti allo Z.E.N., a Borgo Vecchio e a Santa Maria di Gesù, condotte in sinergia con la magistratura sono il frutto di un sistematico, strutturato, razionale e pianificato programma di controllo del territorio della città, a testimonianza che lo Stato c’è”. Con queste parole il Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo Antonio Di Stasio ha commentato i risultati del blitz “Talea”, che nelle scorse ore ha portato all’arresto di venticinque persone accusate di far parte dei mandamento mafiosi di San Lorenzo e Resuttana. 

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Ancora un colpo alla mafia palermitana, a due mandamenti capace di movimentare un ingente volume d’affari, dalle classiche estorsioni – nel corso delle indagini è stato registrato un grave atto intimidatoria ai danno di un autosalone di partitico – alle scommesse online a quelle ippiche. Come accertato dalle indagini, i clan avrebbero esercito un controllo sulle scommesse dell’ippodromo di Palermo, con un referente che si impegnava a versare una somma mensile alla famiglia di Resuttana.

L’operazione, spiegano gli inquirenti, arriva alla fine di un percorso d’indagine sui clan di San Lorenzo e Resuttana sfociato nel corso degli anni in diversi blitz, tra i quali “David” (2005), “Eos“ (dal 2008 al 2010), “Oscar “ (2011) e “Apocalisse” (giugno 2014). Le indagini hanno consentito di ricostruire i funzionamento del clan e i tentativi di riassetto dopo i “colpi” subiti negli anni passati.

Una riorganizzazione che per il mandamento di Resuttana passava attraverso una donna, Mariangela Di Trapani, moglie dell’ergastolano Salvatore “Salvino” Madonia. Proprio lei avrebbe contribuito a mantenere il mandamento sotto la guida della famiglia Madonia, dapprima tramite Sergio Napolitano e Salvatore Lo Cricchio, rispettivamente cugino e zio della donna, e poi attraverso la nomina di Giovanni Niosi a reggente del clan.

Ma il nuovo capo sarebbe stato osteggiato da due importanti membri della famiglia, Sergio Macaluso e Pietro Salsiera. Secondo questi ultimi Niosi avrebbe “tradito” il codice degli uomini d’onore in diverse circostanze, dal patteggiamento durante il processo “Addio pizzo 5″ al mancato sostegno alla famiglia di un boss detenuto, Tommaso Contino. Un fatto inaccettabile per gli altri membri del clan e sopratutto per Macaluso, che si sarebbe personalmente occupato della questione “indagando” sui mancati pagamenti e rifiutandosi di consegnare a Niosi il bottino di un’estorsione per timore che quest’ultimo se ne appropriasse. 

Il reggente, inoltre, avrebbe avuto una gestione troppo personalistica del mandamento, tenendo gli affiati all’oscuro dello stato della “cassa mafiosa” e degli affari della famiglia. Elementi più che sufficienti perché gli altri “uomini d’onore” iniziassero a pensare alla destituzione del boss. Anche stavolta, la decisione passa dall’approvazione di Mariangela Di Trapani, che verificato il comportamento di Niosi dà il proprio nulla osta alla congiura.

Della quale vengono messi al corrente anche i vertici di altri mandamenti palermitani. In particolare, il reggente del mandamento di Porta Nuova Paolo Calcagno – arrestato nel dicembre 2015, durante l’operazione “Panta Rei” – avrebbe chiesto di non uccidere il Niesi e di limitarsi a sollevarlo dalla reggenza anziché estrometterlo dal clan. 

Nel mirino degli inquirenti anche il mandamento di San Lorenzo, retto da Francesco Paolo Liga, uomo d’onore della famiglia di Tommaso Natale. Liga è figlio del feroce boss Salvatore “Tatuneddu”, attualmente all’ergastolo, “famoso perché bruciava i cadaveri delle sue vittime nella graticola della sua abitazione di Fondo De Castro”, scrivono gli inquirenti.

Anche Liga jr viene coinvolto nell’ammutinamento del clan di Resuttana nei confronti di Niosi. Dopo i “colpi” subiti con le operazioni degli anni precedenti – in particolare il blitz “Apocalisse” del 2014 – i mandamenti hanno stretto fitti rapporti di collaborazione. Per questo, le vicende di un clan non potevano non interessare l’altro. Ma sopratutto, prima di qualunque decisione, bisognava aspettare il placet di Mariangela. 

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