Paternò, al “SS Salvatore” oltre 100 timbrature per conto terzi

Le contestazioni degli inquirenti nell’inchiesta sull’ospedale paternese, che vede coinvolti alcuni protagonisti dell’ultima campagna elettorale

PATERNO’ – Facevano credere all’amministrazione dell’Ospedale “SS. Salvatore” di essere in servizio, poiché il badge veniva timbrato “regolarmente”. In realtà si assentavano dal luogo di lavoro “senza un giustificato motivo e senza esservi autorizzati”, continuando a percepire lo stipendio e compiendo una vera e propria truffa ai danni dell’ente.

Proprio la truffa è il principale capo d’imputazione per i “furbetti del cartellino” indagati a Paternò. Settantuno i destinatari di avviso di garanzia, tra cui la dottoressa Natalina Tempesta, coordinatrice della lista “Presente sempre” in sostegno di Nino Naso e accreditata fino all’ultimo come Assessore, salvo essere sostituita al fotofinish dal marito Carmelo Maiolino. Una mossa che aveva sorpreso molti, il rimpiazzo della Tempesta che fino a pochi giorni prima della nomina sfilava insieme al sindaco e ai futuri assessori. Alla base della scelta del neo-sindaco Naso, secondo le indiscrezioni, vi sarebbe proprio l’indagine a carico della ginecologa.

La quale è accusata di aver timbrato il cartellino per conto terzi in almeno tre occasioni. E il suo stesso cartellino sarebbe stato timbrato da altri in sua assenza almeno dieci volte. Una violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione, annotano gli inquirenti, poiché la ginecologa “attestava falsamente la propria presenza in ufficio e quella di altri colleghi, mediante l’inserimento delle rispettive tessere identificative all’interno del relativo apparecchio di lettura, laddove si accertava che in diverse circostanze gli stessi non si trovavano sul luogo di lavoro o perché se ne erano arbitrariamente allontanati o perché non vi erano ancora giunti”.

Ma dalla lettura degli atti spuntano altri nomi eccellenti dell’ultima campagna elettorale paternese. Come anticipato da Tribù, all’attenzione degli inquirenti sono finiti anche il consigliere comunale Giovanni Giangreco, eletto nella lista “Nino Naso sindaco”, e Orazio Lopis, candidato all’assemblea cittadina con la lista “Libera Paternò” a sostegno di Anthony Distefano.

Giangreco è accusato di aver timbrato il cartellino in favore di Vincenzo Baldanza in sei occasioni; di Elia Caudullo in nove occasioni; di Carlo Coco in dodici occasioni; di Sandro Colonna in dieci occasioni; di Maria Elena Di Mattea, zia della candidata al consiglio comunale Marzia, in diciotto occasioni; di Vincenzo Di Mattea, padre di Marzia, in sette occasioni; di Benedetto Vincenzo Dilettoso in nove occasioni; di Vincenzo Distefano in una occasione; di Rosario Consolato Fallica in una occasione; di Salvatore Gelardi in ventuno occasioni; di Giosuè Leocata in dodici occasioni; di Salvatore Motta in due occasioni; di Francesco Tomasello in quattro occasioni; per un totale di oltre cento timbrature per conto terzi, a fronte delle quali avrebbe ricevuto egli stesso il medesimo favore.

Quanto a Lopis, secondo gli inquirenti avrebbe anch’egli timbrato il cartellino per conto terzi in almeno una occasione. “Con siffatto sistema – scrivono i magistrati – gli indagati inducevano in errore l’amministrazione […] procurando a sé e ad altri ingiusto profitto, con corrispondente danno per l’ASP 3 di Catania“. Lopis avrebbe a sua volta beneficiato della timbratura del proprio cartellino da parte di altri dipendenti dell’Ospedale.

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