Pellegrino vs Musumeci: “Se sono mafioso io lo è anche lui”

Il candidato all’ARS con Forza Italia non molla e attacca il candidato governatore: “Nel 2012 scese a San Cristoforo e prese settecento voti come me”

 

CATANIA – “Ha preso i voti dove li ho presi io. Se sono mafioso io, è mafioso anche Nello Musumeci”. E’ l’attacco del candidato all’ARS Riccardo Pellegrino – “33 anni, il più giovane delle liste di Forza Italia in Sicilia!”, dicono orgogliosamente i suoi – verso il presidente designato della sua coalizione.

Ieri mattina Musumeci aveva chiesto agli azzurri di non candidare Pellegrino. Sullo sfondo la relazione della Commissione regionale antimafia che nel 2016, presieduta proprio da Musumeci, aveva segnalato il consigliere catanese e l’alta concentrazione di preferenze a San Cristoforo. Ma Forza Italia non si mostra entusiasta di rinunciare a Pellegrino: “Valuteremo, ma lui è incensurato e ha il diritto di candidarsi”, dice il coordinatore provinciale del partito Salvo Pogliese.

Ma ieri sera FI ha lasciato solo il suo candidato. Con Pellegrino c’era soltanto un responsabile del movimento giovanile brianzolo, Carmelo Ganci. Avvistato in sala anche Biagio Susinni, ex sindaco di Mascali ed ex deputato regionale, già arrestato per mafia. Poi giovani e meno giovani, completi eleganti, qualche signora in abito da sera. 

L’inaugurazione del comitato elettorale, in un maestoso palazzo liberty del centro cittadino, era prevista per le otto. Pellegrino arriva con un’ora di ritardo, quando già la sala che lo aspetta è piena. Pochi saluti e parte l’arringa: “Sono contento che ci sia il giornale che in questi giorni si è occupato del caso – dice guardando le nostre telecamere – In un campo di spine possono nascere delle rose. Vengo da un quartiere ghettizzato che mi auguro di rappresentare oggi all’ARS e domani al Parlamento italiano”. 

E la segnalazione della commissione nel 2016? “Come diceva il grandissimo Fava oggi la politica sta nei poteri forti. Basta parlare di mafia, parliamo di altro! Nei quartieri in cui sono nato e cresciuto io non c’è la mafia! C’è la delinquenza, e la delinquenza può essere distrutta con l’occupazione”.  A San Cristoforo non c’è la mafia. Applausi a scena aperta.

E la richiesta esplicita da parte di Musumeci di non candidarlo? “Questa mattina i giornali dicevano che il presidente ha messo un veto alla mia candidatura. Perché ho preso 700 voti a San Cristoforo nel 2013. Ma nel 2012 Nello Musumeci scese a San Cristoforo e prese 700 voti. Se sono mafioso io lo è anche lui. L’avvocato Stancanelli nel 2013 scese in piazza con me per la campagna elettorale. Allora andavo bene e oggi no?”.

Nella foto: Raffaele Stancanelli, Riccardo Pellegrino e Carmelo Mazzei, figlio incensurato del boss Sebastiano

 

“Oggi chi prende i voti in un quartiere viene giudicato come un delinquente, come un mafioso. Conoscete tutti la mia vicenda, sono stato indagato per 416 ter [voto di scambio, ndr] e su di me non è stato trovato niente visto che la posizione è stata archiviata”. Nessun accenno alle vicende giudiziarie del fratello Gaetano, indagato per associazione mafiosa con il clan Mazzei.

E nemmeno all’altro congiunto, meno noto alle cronache, che avrebbe avuto a che fare con la giustizia. Secondo quanto riferito nel 2016 dall’ex Prefetto di Catania Maria Guia Federico alla Commissione nazionale antimafia, “un altro fratello, Antonio Gianluca, è stato già destinatario di ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti in favore di un’altra consorteria mafiosa, quella del clan Cappello”.

I familiari implicati in vicende di mafia sarebbero a questo punto due, non uno. Ma per Pellegrino, lanciato nella sua arringa contro i poteri forti e i salotti borghesi, non c’è tempo per parlare di parentele. Bisogna fare capire alla gente che nessun veto gli impedirà di andare avanti, e che del resto Musumeci è stato denunciato da lui per diffamazione e quindi “potrebbe essere indagato come lo ero io: non si candiderà?”. 

Se decisioni drastiche fossero prese nei suoi confronti, il popolo di Pellegrino annuncia contestazioni: “Andremo sotto casa di Musumeci a protestare”, dicono i presenti. I discorsi si animano, c’è partecipazione, commozione, empatia. Il candidato posa il microfono e inizia una lunghissima sessione di baci. Poi si scende sotto per il buffet e lo spumante. Si brinda all’aspirante deputato, ma non al suo candidato presidente. Vedremo nelle prossime ore come la vicenda si evolverà.

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