Personale Ong chiese ai migranti di non collaborare con la Polizia?

Le testimonianze di alcuni profugi nell’audizione del Procuratore di Siracusa Giordano alla Commissione Difesa. Atteso per oggi Zuccaro

personale ong

ROMA – Si arricchisce di nuovi elementi il caso Ong sollevato nelle scorse settimane dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. Dopo le polemiche incrociate degli ultimi giorni – tra i difensori d’ufficio delle organizzazioni non governative e i critici delle medesime, con il magistrato etneo al centro di una rissa spesso ideologica – nuove dichiarazioni intervengono sul tema, reputato da più parti di interesse nazionale.

L’AUDIZIONE DI GIORDANO – Mentre si attende per oggi l’audizione di Zuccaro di fronte alla Commissione Difesa del Senato della Repubblica, va dato conto di quanto affermato ieri di fronte alla stessa commissione dal Procuratore generale della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano. Il magistrato è stato audito nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul contributo dei militari italiani al controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e l’impatto delle attività delle organizzazioni non governative. E’ qui, tra le righe del verbale d’audizione, che emergerebbe un episodio di non poco conto – se confermato – sul comportamento del personale di una importante Ong.

Ma andiamo per gradi. Intervenendo sulla questione dei flussi migratori e sul ruolo in essi delle organizzazioni non governative, Giordano spiega come non sia emerso in questi anni “nessun elemento investigativo tale da far supporre un coinvolgimento diretto o indiretto delle ONG singolarmente intese o di singoli appartenenti alle stesse con i trafficanti internazionali”. Niente in mano alla Procura di Siracusa, dunque, a differenza di quella di Catania che secondo quanto comunicato da Zucchero avrebbe evidenze – non prove processualmente utilizzabili – di detti contatti tra personale Ong e scafisti.

“NON COLLABORARE CON LA POLIZIA” – Ma è nel prosieguo dell’audizione di Giordano che emerge un dettaglio interessante. Anzitutto, il procuratore aretuseo ricorda come l’atteggiamento delle organizzazioni nei confronti degli inquirenti sia stato in taluni casi “non pienamente collaborativo”, non già per ostacolarne il lavoro, ma “per la coerenza alle finalità umanitarie dei loro statuti”. Ma il fatto più rilevante il Procuratore Giordano lo racconta poco dopo: “In un’altra occasione, il personale Ong di bordo e non l’equipaggio, della nave BOURBON ARGOS, a mezzo di megafono, come riferito da alcuni migranti sentiti a s.i.t, avrebbe raccomandato ai migranti di non collaborare con le Forze di Polizia che avrebbero trovato al porto di sbarco”.

La “raccomandazione”, prosegue Giordano riportando le testimonianze dei migranti, non avrebbe ottenuto alcun effetto. “Anzi in quella stessa occasione i migranti collaborarono al fine dell’individuazione dello scafista del barcone tratto in salvo“. Un happy ending che lascia aperte alcune domande: perché il personale Ong avrebbe chiesto alle persone che stava salvando di non aiutare le indagini degli inquirenti? Ancora “per la coerenza alle finalità umanitarie dei loro statuti”? Ma quale statuto può prevedere il deliberato invito a non collaborare con le Forze dell’Ordine?

Naturalmente le circostanze raccontate di seconda mano dal procuratore Giordano sono ben lungi dall’essere provate né qui si sostiene il contrario. Diversamente si starebbe trattando di un episodio davvero grave, considerando anche il fatto che la Bourbon Argos è una delle navi utilizzate da Medici senza Frontiere per le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. 

Relazione_Proc._Gen._Siracusa

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