“Pesce cinese nelle tavole siciliane”, la denuncia di CODICI

Secondo l’associazione dei consumatori nel mercato ittico isolano starebbero entrando grosse quantità di “pesce ghiaccio” di provenienza orientale

Cinese

CATANIA – Pesce ghiaccio proveniente dalla Cina. Sarebbe questa la merce in vendita in varie pescherie di note località turistiche siciliane, secondo la denuncia degli attivisti dell’associazione dei consumatori CODICI Sicilia. “Che il mercato del cibo fosse invaso da prodotti esteri non è una scoperta – scrive in una nota l’Avvocato Manfredi Zammataro, Presidente dell’Associazione nazionale dei consumatori – Lo è però quando questo proviene dalla Cina e si presta ad essere scambiato per pesce locale, ingenerando, in commercianti senza scrupoli e alla ricerca di facili guadagni, l’idea di poter truffare agevolmente i consumatori. È il caso del pesce ghiaccio cinese che spesso viene spacciato per novellame di sardina, comunemente chiamata ‘bianchetto’ ovvero ‘neonata’“.

Una delle specialità più richieste della cucina siciliana, il cui mercato sarebbe inquinato da massicce quantità di prodotti ittici provenenti dal lontano mare cinese. “Il problema non riguarda coloro che vendono il pesce ghiaccio surgelato riportandone in maniera visibile l’etichetta e l’origine di provenienza – sottolinea il Presidente di CODICI Sicilia – ma riguarda chi lo vende, spacciandolo per pesce locale. Invero, in questo caso ci troveremmo difronte ad una truffa commerciale compiuta dal commerciante che somministra pesce ghiaccio spacciandolo per novellame in quanto il pesce ghiaccio, oltre a provenire congelato dalla Cina, non è un pesce pescato a mare ma in acque dolci dell’Oriente ed inoltre, a differenza della novellame locale, è un prodotto che nonostante le dimensioni ridottissime è già adulto (più di quella taglia non cresce) e di solito ha un costo di 3/4 euro al chilo e si trova solo surgelato rispetto invece alla novellame originale che in media costa 25 euro al chilo“.

Da qui l’allarme dell’associazione, che avverte i consumatori di vigilare sulle potenziali truffe compiute nei ristoranti, dando sempre la preferenza agli esercizi che indichino espressamente nei menù le origini dei prodotti. La possibilità di simili imbrogli, ricorda Zammataro, è stata segnalata anche nel rapporto Ecomafia 2016, che ha riscontrato “il numero più alto di infrazioni penali proprio nella commercializzazione dei prodotti ittici con 6.299 illegalità: pesce, crostacei, novellame, molluschi, datteri i prodotti nel mirino, con 459 denunciati, 800 sanzioni e 991 operazioni di sequestro”.

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