Piattaforme petrolifere esentasse, Fiumefreddo: “Decisione governo scandalosa”

L’amministratore unico di Riscossione Sicilia: “Se la misura non sarà revocata attiverò tutti gli strumenti legali”

fiumefreddo

CATANIA – “La decisione del governo nazionale di abolire la tassazione sulle piattaforme petrolifere in mare è semplicemente scandalosa. Così facendo si aiutano i soliti poteri e si affamano i cittadini. In Sicilia in particolare significherà rinunciare a milioni di euro che si sottrarranno ai servizi al cittadino. Confido in un ripensamento e faccio appello perché si revochi l’incredibile misura”.

Lo afferma Antonio Fiumefreddo, amministratore unico di Riscossione Sicilia, annunciando che se il provvedimento non sarà revocato “attiverò tutti gli strumenti legali per impedire quella che sarebbe una gravissima ingiustizia”.

Il caso delle piattaforme petrolifere era stato già sollevato da Fiumefreddo la scorsa estate, quando gli ispettori di Riscossione hanno intimato di pagare le tasse ai titolari delle trivelle piazzate a poche miglia dalle coste dell’isola. Il motivo? “Non hanno mai pagato il canone demaniale: per la verità nessuno glielo ha mai chiesto”, denunciava l’amministratore di Riscossione”.

Secondo i calcoli della società di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate nella Regione Sicilia, in ballo ci sono almeno 60 milioni di euro di tasse non pagate perché “dal 2006 nessuno ha mai chiesto ai gestori di piattaforme petrolifere di pagare il canone demaniale”, da non confondersi con le somme versate dal titolare della struttura al momento della concessione quale una tantum. Una cifra destinata a crescere ulteriormente “fino a superare i cento milioni per le piattaforme in acqua, senza considerare tutti crediti prescritti,”aggiungeva Fiumefreddo.

Il caso delle piattaforme petrolifere è stato anche al centro della recente audizione di Fiumefreddo davanti alla Commissiona parlamentare Antimafia. L’amministratore unico di Riscossione Sicilia oltre a ribadire le denunce ha svelato un macabro retroscena. Quando ha chiesto di centralizzare l’Ufficio grandi evasori, ed ha messo come responsabile dell’ufficio un dirigente di 50 anni, Mario Capitani, questi, nel luglio del 2015, si è suicidato “dopo avermi mandato messaggi in cui diceva di aver scoperto cose molte gravi”. Dopo quella morte, nessuno ha voluto occuparsi di quell’ufficio.

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