Picanello, sequestri per 5 milioni di euro ai fratelli Morabito

Tutti i dettagli dell’operazione che ha portato al sequestro di beni per circa 5 milioni di euro ai “signori della droga” organici alla famiglia Santapaola

 

CATANIA – “Neanche un mese fa la DIA aveva assestato un duro colpo ad una famiglia, quella dei Nizza, impegnata nel traffico di stupefacenti a livello internazionale. I Nizza sono i capi indiscussi di Librino, quartiere che le Istituzioni stanno cercando di recuperare. Oggi abbiamo assestato un colpo in un altro rione, quello di Picanello, dove la famiglia Morabito gestivano il traffico di droga”. 

Con queste parole il capo della DIA di Catania Roberto Panvino ha presentato i risultati di un’operazione che nelle scorse ore ha portato al sequestro di beni per circa 5 milioni di euro nelle disponibilità dei fratelli Angelo, Antonino e Rocco Morabito, pluri-pregiudicati e ritenuti organici alla famiglia Santapaola-Ercolano, già destinatari di condanne in primo e secondo grado per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, violazioni alla normativa in materia di armi, rapine e ricettazione. Veri e propri signori della droga, i Morabito, capaci di interagire con altre organizzazioni internazionali – specialmente con l’Albania – bypassando persino la ‘ndrangheta, leader nel traffico di stupefacenti in Italia. 

Un gruppo agguerrito, quello dei Morabito, capace di disporre di armi e di tenere sotto controllo il territorio. Già nel 2015 la DIA aveva sequestrato e poi confiscato il patrimonio di Roberto Morabito, condannato in via definitiva per tentato omicidio e per una serie di rapine commesse tra Catania ed alcune città della Toscana, nonchè per estorsione, usura e altri reati. Ad essere raggiunti dalle misure di prevenzione, oggi, sono anche i beni degli altri fratelli.

“Questo risultato è il frutto di un lavoro di squadra – ha sottolineato Panvino – una squadra composta dalla Procura Distrettuale Antimafia e dal Presidente della Sezione Misure di Prevenzione e del suo staff”. Una squadra-Stato, come la definisce il dirigente della DIA, “che si muove con più articolazioni in modo da ottenere risultati di prim’ordine nella lotta alla mafia”.

Come dimostra l’operazione di oggi, che ha portato al sequestro di nove fabbricati nelle disponibilità dei Morabito – sette a Picanello e due a Mascali, nel catanese – di un tabaccheria e di un centro scommesse online – ambito per il quale, sottolinea Panvino, la criminalità organizzata si muove con particolare interesse – e di una società di prodotti ittici con a disposizione un’imbarcazione, la “Fortunata”, iscritta nei registri dell’Ufficio Locale marittimo di Porto Palo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, ed ormeggiata nel porto di Ognina di Catania. Secondo gli inquirenti il peschereccio sarebbe stato utilizzato per il trasporto degli stupefacenti. 

La droga sarebbe stata per l’appunto di provenienza albanese, e reperita attraverso un canale autonomo da altre consorterie criminali anche più gettonate del gruppo di Picanello. Che dimostra il suo “peso” negli equilibri criminali della città. “Si tratta di soggetti armati, che si muovono nell ambito di Cosa nostra – ha detto il dirigente della DIA – Per combatterli abbiamo applicato il ‘modello Catania’ lanciato dal Procuratore Zuccaro: da una parte vengono arrestati mafiosi e latitanti, dall’altra vengono svuotate le casse dell’organizzazione”. Un metodo che, ricorda Panvino, prevede non soltanto l’arresto di mafiosi ma anche imprenditori collusi e amministratori infedeli.

Come spiegato dagli inquirenti, nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria del maggio 2013 erano stati rinvenuti oltre 700 chilogrammi di marijuana a bordo della nave “Fortunata”, destinati al gruppo di Picanello. L’equipaggio e il comandante dell’imbarcazione erano stati tratti in arresto e il natante sequestrato. Nel novembre 2016, poi, Angelo Morabito era arrestato dalla Squadra Mobile di Catania in un’operazione che aveva consentito di sequestrare un carico di circa 1.000 kg di marijuana proveniente dall’Albania. Quantità di droga che danno l’idea del volume del traffico nelle mani dei tre fratelli.

“Colpire i patrimoni criminali significa dare ossigeno alle persone che ogni giorno sudano e devono subire la concorrenza sleale della mafia – ha concluso Panvino – Come hanno mostrato anche i risultati del blitz ‘Gorgoni’, il cittadino che ha bisogno di un lavoro non deve rivolgersi al potere di zona, ma dev’essere l’istituzione ad avviarlo al lavoro. Davanti alla mafia non si può mostrarsi deboli, bisogna essere duri e mostrare i muscoli. Catania merita di essere una città libera”.

 

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  • Uso personale ,facili guadagni invogliano ….pene lievi …non intimidiscono…ed allora perché no??? Tra lavorare in pub 8/10 ore ed essere perlopiù mal pagati e divertirti tra amici con un bel un gruzzoletto in tasca …C’e Da scegliere????

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