“La pista catanese del diesel dietro l’omicidio di Daphne”

Ilario Piagnerelli, inviato di Rainews 24, si è spinto fino ai cieli di Malta per cercare la verità sul delitto di Caruana Galizia. Lo ha raccontato a Tribù

Daphne

CATANIA – E’ il cronista che si è spinto più avanti sulla “pista del diesel” nella vicenda dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa alcuni giorni fa da un’autobomba. Ilario Piagnerelli, inviato di di Rainews 24, è volato fino ai cieli di Malta per cercare la verità su un delitto che ha fatto il giro del mondo, gettando nuove ombre sull’isola del Mediterraneo e sulle attività illecite che ruoterebbero intorno ad essa.

Tra queste proprio il traffico di carburante libico oggetto di una clamorosa operazione della Guardia di Finanza di Catania, eseguita a poche ore dall’esecuzione di Daphne. A finire in manette, tra gli altri, erano stati il maltese Darren De Bono, 43 anni, e il catanese Nicola Orazio Romeo, 45 anni, indicato da alcuni pentiti come membro della famiglia Ercolano. I due, secondo le Fiamme Gialle, sarebbero stati figure chiave dell’inchiesta, come “organizzatori del traffico, via mare, del prodotto petrolifero libico ricettato in Italia” dal famigerato capomilizia libico Fahmi Ben Khalifa. Di entrambi Daphne Capuana si era occupata nelle sue inchieste. 

Gasolio

Su questa pista si muovono le indagini di Piagnerelli, autore di un’inchiesta che negli ultimi giorni ha scosso l’opinione pubblica. La concomitanza tra l’esecuzione della giornalista e l’indagine della Procura di Catania potrebbe essere più che una casualità. Il reportage “La pista del diesel” girato dal giornalista di Rainews 24 cerca di unire i puntini sulla vicenda. Piagnerelli ha accettato di rispondere in esclusiva alle domande di Tribupress, tracciando il quadro di una vicenda inquietante, che unisce affari, criminalità e terrorismo in un mix letale. Come testimonia l’esecuzione della giornalista maltese.

LA PROFEZIA DI DAPHNE – Un delitto sul quale fin dall’inizio erano nate le più disparate ipotesi. Alcune delle quali chiamavano in causa lo stesso governo di Malta. “In tanti hanno subito puntato il dito contro il governo Muscat, che era nel mirino delle indagini della giornalista per il presunto scandalo dei conti off-shore – spiega Piagnerelli ai nostri microfoni – Ma le modalità della morte di Daphne Galizia sono tutt’altro che nuove sull’isola e vengono attribuite alla criminalità dei traffici via mare (sigarette, armi, migranti, carburante), anche se nessuna verità giudiziaria lo ha mai sancito. In particolare Daphne riteneva l’esplosivo nell’auto tipico della mafia dei contrabbandieri di carburante”.

Una convinzione che la giornalista aveva messo per iscritto in quella che oggi suona come una profezia: “Un anno fa, sul suo seguitissimo blog ‘Running Commentary’, all’indomani dal quinto attentato di questo tipo, in cui perse la vita un certo John Camilleri, Daphne scrisse che esisteva un pattern, un modello: i contrabbandieri di diesel vengono fatti esplodere nelle loro auto, i narcotrafficanti sono uccisi da sicari”.

Qui entra in gioco il primo degli indagati dell’operazione “Dirty Oil”. In un suo scritto recente la giornalista si chiedeva se Darren De Bono sarebbe stato tra le prossime vittime. “In un complicato post sul suo blog Daphne attaccava la suocera di De Bono, dicendo che avrebbe fatto meglio a preoccuparsi per la sorte di Darren, anziché scriverle minacce su Facebook – ricostruisce Piagnerelli – Minacce arrivate dopo un post in cui la giornalista attaccava la figliastra di Debono per aver preso parte a uno spot elettorale del partito laburista. Sul conto dell’uomo la blogger scrive di precedenti per pesca illegale di tonno ma, fatto importante, mette il link a un articolo della giornalista e scrittrice americana esperta di Libia Ann Marlowe, che già nel 2015 inserì il nome di De Bono in un’inchiesta che anticipava di due anni l’operazione della Procura catanese”.

Proprio la Marlowe ha raccontato a Rainews 24 un altro dettaglio inquietante. “Ho saputo dalle mie fonti libiche che il Semtex, l’esplosivo che ha ucciso Daphne Caruana Galizia, è giunto dal porto di Zwara, dove c’è il quartier generale di Fahmi Ben Khalifa”, ha detto la giornalista all’emittente italiana. Un tipo di esplosivo utilizzato da anni dal terrorismo libico, fino diventare una sorta di firma.

Per quanto riguarda Nicola Orazio Romeo, “compare” di De Bono nel traffico di carburante dalla Libia, egli risulta citato nei Panama Papers, nel filone dei cosiddetti “Malta file” su cui lavorava la reporter maltese.

NEI CIELI DI MALTA – Questi gli elementi che tracciano un collegamento tra l’esecuzione di Daphne e l’indagine catanese sul contrabbando di carburante. Per capirci di più, Piagnerelli è salito a bordo di un elicottero per verificare sul campo la consistenza del traffico di diesel al largo delle coste di Malta. Un’impresa non facile, quella dell’inviato di Rainews 24: “Come in ogni trasferta all’estero ci avvaliamo di collaboratori locali e approfittiamo della disponibilità di colleghi giornalisti soliti seguire i temi di interesse”, racconta il giornalista a Tribù. Un’intensa attività preparatoria prima della missione vera e propria.

Dal cielo Piagnerelli riprende il pullulare di navi-cisterna contenenti gasolio trafugato a Hurd’s Bank, al largo delle coste di Malta. Le stesse zone in cui la Guardia di Finanza di Catania ha ripreso il trasbordo del carburante illegale dalle navi libiche alle imbarcazioni maltesi. Un giro d’affari incalcolabile, di fronte al quale una vita umana, per persone senza scrupoli, può valere ben poco.

Piagnerelli, da giornalista, avverte tutta la responsabilità di occuparsi di questo caso. “La storia di Daphne Caruana Galizia ricorda a ogni giornalista quanto determinante per la vita degli altri possa essere questo mestiere – conclude il cronista – Dopo la sua morte l’Europa e il mondo hanno conosciuto i lati oscuri di Malta, e questo potrebbe trasformarsi in un enorme stimolo al cambiamento. Non solo, sono sicuro che il suo esempio ispirerà generazioni di giornalisti sull’isola. Certo, che mondo è quello in cui è necessario il sacrificio di una persona per migliorare le cose?”.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *