Catania, le polemiche su Malta e le ragioni del sindaco Bianco

Non si spengono le polemiche sul convegno tenutosi a Palazzo degli Elefanti alla presenza del primo cittadino

Malta

CATANIA – Sarà l’avvicinarsi della campagna elettorale, sarà che la polemica è arte raffinata dei catanesi. Fatto sta che da qualche tempo in città ci si scaglia con particolare passione contro le parole e le iniziative del sindaco Enzo Bianco, spesso a costo di sacrificare le realtà degli eventi.

Accadde meno di un mese fa per la decisione di ingaggiare un cuoco agrigentino – il pluristellato Pino Cuttaiaper cucinare il pranzo di gala alle first lady convenute ai piedi dell’Etna. Un affronto alla catanesità scientemente perpetrato dal sindaco, si disse allora. Poco importa che Cuttaia si sia rivelato un professionista all’altezza del suo nome, e che il sous-chef fosse catanese come buona parte delle maestranze. Occorreva condannare il sindaco: e lo si fece, seppur senza particolare motivo.

La vicenda del convegno “Malta, opportunità per le imprese italiane nell’ambito dei processi di internazionalizzazione” tenutosi a Palazzo degli Elefanti ricorda un po’ la storia di Cuttaia. L’incontro – organizzato da Confindustria Catania e dall’Ambasciata di Malta – è stato aperto dai saluti del sindaco Bianco e del Presidente del Consiglio Comunale Francesca Raciti. Una circostanza sufficiente affinché da più parti si gridasse allo scandalo, con esponenti della politica nazionale a chiedere le dimissioni del sindaco.

Così Giorgia Meloni – leader di Fratelli d’Italia, rappresentata a Catania dai consiglieri Manlio Messina e Ludovico Balsamo – riassumeva la polemica lanciata da molti sull’iniziativa: “A Catania il sindaco del Pd Enzo Bianco ospita e promuove nella sede del Municipio un convegno dal titolo Malta: opportunità per le imprese italiane nell’ambito dei processi di internazionalizzazione – ha scritto l’onorevole sul suo profilo Facebook – Scopo dell’incontro: invogliare gli imprenditori locali a investire a Malta”.

“Sono senza parole – ha proseguito la Meloni – il sindaco di Catania, nella sua sede istituzionale, racconta ai nostri imprenditori di come si possono produrre ricchezza e opportunità di impiego altrove. Anche Fratelli d’Italia ha un invito da rivolgere a Enzo Bianco: rassegni le dimissioni e si trasferisca lui a Malta“.

METODO E MERITO – Una posizione condivisa da molti catanesi e finanche da alcuni sindacati, ma non per questo automaticamente fondata. Per ragioni di metodo e di merito, che mettono per una volta al sicuro le scelte dell’Amministrazione.

Per quanto riguarda il metodo, si contesta a Bianco di avere “ospitato e promosso” l’incontro a Palazzo degli Elefanti. Da cui l’ovvia considerazione che per fare bene il sindaco avrebbe dovuto negare la cornice all’iniziativa. E dove starebbe scritto? Non sarebbe stato più grave, per il sindaco di una grande città, ostacolare un’occasione di dibattito e confronto promossa dalla maggiore organizzazione imprenditoriale italiana e dall’ambasciatore di un Paese straniero? Un comportamento ai limiti dello sgarbo istituzionale, per fortuna evitato.

La questione di merito riguarda le parole pronunciate da Enzo Bianco al convegno. Al netto delle accuse sulla volontà di spostare “altrove” gli investimenti dei catanesi, il primo cittadino ha sottolineato di fronte alle autorità di Malta come lo scambio economico debba essere reciproco. Creando “ricchezza e opportunità di impiego” anche in Sicilia e a Catania, come chiesto dalla Meloni: “Siamo interessati a valutare nuove forme di collaborazione in ambito economico e commerciale – ha detto il sindaco – considerando Malta un luogo per localizzare investimenti per le nostre imprese e d’altro canto offrire possibilità di investimento da parte di imprese Maltesi nella nostra regione con l’obiettivo comune di creare occasioni di crescita e sviluppo“.

Il che sarebbe in definitiva il mestiere del sindaco, da esercitarsi giornalmente al netto di polemiche alle volte un po’ troppo pretestuose. A meno di non considerare l’avvicinarsi della campagna elettorale e l’attitudine tutta catanese alla polemica. E a meno di non ripensare a quanto accaduto alcune settimane fa con lo chef Cuttaia. Allora tutto si spiega. 

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