Polverino Ilva in Sicilia: gli ambientalisti avevano ragione

Nella maxi operazione coordinata dalla DDA di Catania c’è anche questo inquietante aspetto

 

CATANIA – Il polverino dell’Ilva di Taranto non avrebbe mai dovuto attraversare lo stretto di Messina. Nella maxi operazione coordinata dalla DDA di Catania che ha coinvolto imprenditori, boss e funzionari della Regione Siciliana, c’è anche questo.

Don Palmiro Prisutto e gli attivisti di Augusta e Melilli avevano ragione. I “veleni” dell’acciaieria pugliese non potevano varcare i cancelli della Cisma Ambiente SpA. L’impianto avrebbe dovuto ricevere esclusivamente rifiuti prodotti nel siracusano. Quindi tutti gli accordi nazionali di Cisma , anche quello con l’Ilva di Taranto, sono stato fatti “in palese violazione di legge”.

“Ringraziamo gli attivisti che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda, noi naturalmente stavamo già investigando per fare luce su tutti gli aspetti” ha dichiarato il Procuratore Carmelo Zuccaro.

Da aprile 2015, tonnellate di polverino prodotto dall’acciaieria pugliese raggiungevano Melilli senza che le comunità locali sapessero nulla fino alle denunce degli ambientalisti.

Nel dicembre scorso, un gruppo di attivisti bloccò i camion carichi di polverino d’altoforno al porto di Catania. Diretti alla discarica di Melilli, i veicoli presentavano gravissime carenze nella sicurezza del trasporto. Testimonianza che vi riproponiamo oggi alla luce delle intercettazioni e della corposa documentazione fornita agli inquirenti dall’Arpa di Siracusa.

Con la connivenza di funzionari pubblici, le comunità locali subivano un gravissimo inquinamento ambientale. Un aspetto inquietante, considerato che proprio quei territori sono già fortemente segnati dalla presenza del polo petrolchimico più esteso d’Europa. Per questo, la zona avrebbe dovuto ricevere una tutela particolare che, secondo la Procura, non era affatto rispettata.

“A noi è ovviamente imposto il silenzio su tutte le indagini in corso, quindi in occasione delle proteste degli attivisti non potevamo dire nulla ma eravamo già impegnati nelle indagini”, ha aggiunto Zuccaro.

Una vicenda che era arrivata direttamente a Roma con le rassicurazioni del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Non c’è pericolo di inquinamento – dichiarava – il trasferimento di questi rifiuti speciali in Sicilia è solo transitorio”. Una risposta che non ha mai convinto le popolazioni locali. E fortunatamente nemmeno gli inquirenti.

Restano ancora delle domande in sospeso e dei nodi da sciogliere. Ci sono altre istituzioni coinvolte nelle indagini? “Stiamo vagliando tutte le ipotesi” è la risposta della Procura.

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