Il nuovo presidente della Regione dovrà dare risposte

La campagna elettorale per l’elezione del nuovo governatore e dell’Assemblea regionale che si è appena chiusa ci porta alle urne con un senso di smarrimento. Chiunque vinca domani, occorrerà ripartire dai fatti

Presidente

PALERMO – Indagati. Imputati. Condannati. Impresentabili. Meno tasse e Ponte sullo Stretto. Tante parole e moltissimi insulti. Che pena. Quanta tristezza. La Sicilia è sull’orlo del baratro, ma la campagna elettorale per l’elezione del nuovo governatore e dell’Assemblea regionale che si è appena chiusa ci porta alle urne con un senso di smarrimento. Di vuoto. Come quello che ha caratterizzato i principali competitor alla presidenza, impegnati più a ‘mascariarsi’ che a indicare le soluzioni ai problemi dell’Isola e dei siciliani, offrendo così un motivo in più agli elettori per disertare le urne e astenersi.

Uno spettacolo indecoroso, insomma, che ha toccato il momento più basso con l’unico confronto andato in scena nel salotto salotto televisivo di Lucia Annunziata, dove la Sicilia ha offerto il peggior ritratto di sé. Quello legato ancora alla vecchia politica che pur di far incetta di voti ricorre a personaggi discussi e discutibili. E così nelle liste del centrodestra e del centrosinistra (con predominanza nel primo schieramento) trova spazio un esercito di candidati condannati, imputati, inquisiti, riciclati, voltagabbana, scambisti di voti o peggio ancora in odor di mafia.

La questione degli impresentabili, gioco forza, è diventata da subito centrale, monopolizzando e cristalizzando il dibattito e il confronto dialettico tra i candidati. Chi ha provato a parlare di programmi è diventato vittima sacrificale dello scontro al calor bianco su Antonello Rizza, Riccardo Pellegrino o Luigi Genovese, solo per citare i nomi dei candidati al centro della questione “impresentabili”.

E nel frattempo i presentabili vanno via. Secondo il “Rapporto Italiani nel Mondo 2017” di Migrantes, solo nell’ultimo anno, più di 11 mila figli di questa Terra sono scappati dalla Sicilia che non offre nessuna certezza, nessuna prospettiva, specie in chiave occupazionale. Un’emorragia di capitale umano destinata a non arrestarsi vista la mancanza di risposte e soluzioni sui tanti nodi irrisolti. I siciliani tutti avrebbero voluto infatti sapere e capire quali sono le ricette per sanare il deficit infrastrutturale e strategico (50 miliardi) o per dare lavoro all’esercito dei 400 mila disoccupati oppure per fare uscire dal torpore il mezzo milione di neet.

Così come le 200 mila famiglie che vivono in stato di povertà assoluta avrebbero voluto sapere e capire se per loro il futuro sarà meno nero. Buio totale anche sulla gestione dei rifiuti. Nessun cenno su come salvare i Comuni dal dissesto finanziario, circa il 50 per cento, su come far uscire dallo stato comatoso le ex Province e su come dare una speranza di futuro ai 20.000 precari.

Ma soprattutto avremmo voluto sapere dagli aspiranti governatore cosa intendono fare per evitare il più che concreto rischio del commissariamento nel 2018. Ma qui il discorso si complica perchè avremmo dovuto sentire risposte precise sul risanamento delle Partecipate, sui residui attivi, sull’ammontare effettivo del contenzioso, solo per citare le maggiori criticità indicate nell’impugnativa al Rendiconto generale 2016 dal Procuratore della Corte dei Conti, Pino Zingale.

Il costo di queste operazioni ammonta a circa 2 miliardi di euro. In una Regione dove le entrate correnti ammontano a 12 miliardi a fronte di uscite di  13,2 miliardi con un saldo negativo di 1,2 miliardi, il candidato alla Presidenza della Regione avrebbe dovuto spiegare come coprire il disavanzo e dove trovare le risorse per sanare le passività evidenziate dalla Corte dei Conti.

E invece i siciliani hanno assistito a una campagna elettorale povera di contenuti e senza un dibattito sul futuro. Solo reticenze, insulti, minacce e tante promesse elettorali irrealizzabili perchè distanti anni luce dalla drammatica realtà in cui la malapolitica ha trascinato l’Isola. Il naufragio del Titanic è dietro l’angolo. Tranquilli, però, ci potremo consolare con il Ponte.

Foto: Il Gazzettino di Sicilia

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