Qualunque sia il nostro posto nella società, noi siamo le scelte che facciamo

Le decisioni condizionano la nostra vita, che sia quella infima di un malandrino di quartiere, di un troll di internet o di un governante

Vi sono notizie apparentemente distanti tra loro che pure, se accostate, possono servire a tracciare un ritratto della nostra società.

La prima, risalente a qualche giorno fa, è l’arresto di alcuni affiliati al clan Santapaola di Picanello, che uscendo dalla Caserma per entrare nelle macchine della Polizia mandano baci e saluti alla piccola folla di amici e parenti raccolta fuori. 

Baci e saluti, come se quello per la galera o i domiciliari fosse un viaggio di lavoro come tutti gli altri, un imprevisto che può capitare a chi per la propria vita ha scelto il mestiere di spacciatore o estortore, cullato tra “l’antica miseria e il gran torto subito” di cui cantava De Gregori e la consapevolezza più terribile che alcuni scelgono volontariamente il crimine e la malavita come la via più facile per ottenere ricchezza, soddisfazioni e potere. 

Una contraddizione che la nostra società non riesce ad accettare, non riuscendo così ad elaborare una soluzione. 

La seconda notizia è l’ormai imminente visita di Papa Francesco in Sicilia, per la quale la Regione Siciliana ha stanziato circa 400.000 euro per le spese d’accoglienza. Notizia che sulla rete ha innescato la consueta girandola di commenti, tra quanti aspettano entusiasticamente la vista del Santo Padre e quanti oppongono che in una delicata situazione economica sia irresponsabile che la Regione cacci tanti soldi per la visita di una autorità religiosa. 

A costoro viene risposto facilmente che la presenza del Papa a Piazza Armerina e Palermo – a Catania atterrerà senza sostare – attiverà flussi turistici interni ed esterni che faranno ben recuperare quella somma a livello di indotto. Ma ecco che i contestatori sfoderano l’asso: “I preti pedofili sono anch’essi un’attrazione turistica?”.

Queste pagine hanno ospitato spesso considerazioni severe sulla pedofilia nel Clero e sull’incapacità delle gerarchie ecclesiastiche di reagire. Ma in questo caso è chiaro che il commento lasciato in un affollatissimo gruppo Facebook non è che un’idiozia fuori luogo. 

Ed anche in questo caso dobbiamo ammettere che se una parte degli utenti della rete si lasciano andare a dichiarazioni inaccettabili per genuina ignoranza, dall’altra c’è chi sfrutta scientemente questo strumento per ingenerare rabbia, frustrazione e insofferenza spesso guadagnandone con sistemi come il click-bating. 

La terza notizia è il prevedibile rimpallo di responsabilità tra amministrazioni entranti, uscenti e di passaggio sulla deliberazione di dissesto della Corte dei Conti per il Comune di Catania. Che è una non notizia, in realtà, essendo la polemica ovvia e l’ombra del dissesto ben conosciuta da chi abbia seguito le vicende del Comune in questi anni.

Ci rifiutiamo di partecipare alla caccia alle streghe ma annotiamo quanto scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera: ogni cittadino catanese, che abbia due mesi o novantacinque anni, ha cinquemila euro di debito sul groppone. Ed è al cittadino che bisognerebbe dare risposte, invece di perdersi nello scaricabarile tra sindaci e Assessori vecchi e nuovi. Al punto in cui siamo, non resta che scegliere tra i soliti mummuriamenti e una reale operazione verità.    

Questione di scelte, dunque, a qualsiasi livello. Che sia quello infimo di un malandrino di quartiere, o quello più infimo di un troll di internet, o quello di governati specchio di questa realtà sempre più dispersa e atomizzata, a Catania, in Sicilia ma non solo. Piccole scelte quotidiane che potrebbero cambiare il nostro destino, se ci rendessimo conto del loro valore. Se. 

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