Il razzismo carsico e il mito degli italiani brava gente

Non c’era bisogno di Salvini per sapere che in Italia esistono sotterranee pulsioni fasciste, frutto del riciclo di uomini del regime nel Dopoguerra

Tre donne africane, in possesso di regolare biglietto, impedite a salire su un pullman dall’autista.

L’episodio è avvenuto nelle scorse ore a Catania, ed è subito rimbalzato sulla stampa locale e nazionale per il sospetto che dietro il comportamento del conducente vi fossero motivazioni razziste. Circostanza smentita dai vertici dell’azienda, la Etna trasporti, che tramite il direttore Mario Nicosia ha chiarito che “nel pullman c’era già persone straniere e se l’autista fosse stato razzista non avrebbe fatto salire nemmeno loro”. Diversa la versione di altri testimoni, tra cui un uomo di colore e un collega dell’autista, che avrebbero cercato di aiutare le donne a salire sul mezzo, diretto a Taormina.

Come siano andare effettivamente le cose lo sanno soltanto i presenti. E nessuno può entrare dentro la testa del guidatore per capirne le motivazioni. La risposta alla domanda se si sia trattato o meno di razzismo rimane perciò dubbia. Ma forse, come scriveva Rilke, se non possiamo conoscere le risposte possiamo almeno cercare di comprendere le domande. Ovvero porci il problema se davvero in Italia sia plausibile che avvengano episodi autenticamente razzisti.

Sarebbe fin troppo facile a questo punto tirare fuori la polemica sul Ministro dell’Interno Matteo Salvini che improvvidamente – oppure no? – rispolvera un motto fascista sulla sua pagina Facebook. (“Molti nemici molto onore”, ha scritto commentando gli attacchi ricevuti nelle ultime settimane). O appuntare il moltiplicarsi di casi di violenza nei confronti di extracomunitari, specialmente di pelle scura, avvenuti negli ultimi mesi. L’ultimo dei quali, ieri sera, ai danni dell’atleta Daisy Osakue, italiana di origini africane, colpita al volto da un uovo lanciato da un’auto in corsa. 

Non basta ricordare tutto ciò. Sarebbe una lettura parziale, propria di un Paese che non ha mai fatto i conti con il suo passato trincerandosi dietro la leggenda degli “italiani brava gente”, incapaci di fare del male a chicchessia. Una leggenda, appunto.

Non c’era bisogno di Salvini per sapere che in Italia esistono sotterranee pulsioni fasciste, frutto del riciclo di uomini del regime nelle istituzioni democratiche nel Dopoguerra, che fecero nascere la leggenda di un “fascismo buono” la cui unica colpa sarebbe stata l’alleanza con la Germania nazista. E non c’era bisogno degli ultimi casi di cronaca per sapere che gli italiani sono capaci di efferate violenze nei confronti dei più deboli, come ci dice l’agghiacciante letteratura giudiziaria sui casi di mafia che hanno insanguinato il Paese. Gli italiani non sono brava gente. Non tutti, non per forza.

Speriamo di cuore che dietro l’episodio del pullman a Catania vi sia stato un misunderstanding. Il problema è che sarebbe perfettamente credibile se così non fosse, e se l’autista avesse agito spinto da autentiche pulsioni razziste. E questo ci dice molto sul Paese che siamo, non che stiamo diventando.

Scriveva Indro Montanelli che gli italiani non imparano nulla dalla Storia, anche perché non la sanno.

O fanno finta di non saperla, sussurrava il principe dei giornalisti ridendo sotto i baffi.

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