Una quota del TFR al coniuge divorziato

Cosa bisogna fare materialmente per ricevere la propria quota sul TFR maturato dall’ex?

L’Articolo 12-bis della Legge 898/1970 prevede: “Il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno ai sensi dell’art. 5, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l’indennità viene a maturare dopo la sentenza. Tale percentuale è pari al quaranta per cento dell’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio”.

Nel caso in cui il lavoratore sia stato sposato, la Legge attribuisce quindi anche all’ex coniuge il diritto di percepire una percentuale sul Trattamento di fine rapporto, meglio noto come TFR o liquidazione.

Gli interrogativi più frequenti sull’argomento, cui tenteremo brevemente di dare risposta, sono: 1) Quali requisiti sono necessari per ottenere una quota del TFR dell’ex coniuge? 2) Come si fa a calcolare la quota di spettanza? 3) Da quale momento si può esigere la quota sul TFR? 4) Il diritto spetta anche se i coniugi sono separati? 5) Cosa accade se l’ex coniuge ha già percepito degli acconti sul TFR? 6) Cosa accade se il coniuge onerato muore prima di aver percepito il TFR? 7) Cosa bisogna fare materialmente per ricevere la propria quota sul TFR maturato dall’ex?

I requisiti soggettivi per aver diritto ad ottenere una quota di TFR percepito dall’ex coniuge sono:

  • i coniugi devono essere divorziati e non semplicemente separati;
  • il Giudice deve aver riconosciuto al coniuge che richiede la quota di TFR il diritto ad un assegno periodico di divorzio;
  • l’ex coniuge che richiede la quota di T.F.R. non deve essere passato a nuove nozze.

Sussistendo le suddette condizioni, la percentuale di TFR alla quale ha diritto l’ex coniuge spetta nella misura del 40 per cento della liquidazione maturata dal lavoratore, riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Il periodo va quindi calcolato ricomprendendovi anche l’intera fase della separazione, poiché il matrimonio non viene meno né con la cessazione della convivenza, né con la separazione giudiziale, ma permane fino alla pronuncia di divorzio.

Il suddetto 40 per cento spettante va calcolato sull’importo netto e non, invece, su quello “lordo”, cioè gravato dagli oneri fiscali.

Ciò detto, lo specifico calcolo va effettuato: prima dividendo l’indennità percepita per il numero degli anni di durata del rapporto di lavoro, poi moltiplicando il risultato per il numero degli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio ed infine, calcolando il 40 per cento su tale ultimo importo.

Per fare un esempio pratico, se il TFR ammonta ad € 50.000 netti, il rapporto di lavoro è durato 30 anni e il matrimonio è durato 20 anni, il calcolo sarà il seguente: [(50.000: 30) x 20] x 40/100 = 13.333. La quota spettante al coniuge beneficiario sarà quindi pari ad € 13.333.

Quanto al momento dell’insorgenza del diritto, esso sorge solo se l’indennità di fine rapporto spettante all’altro coniuge matura contemporaneamente alla proposizione della domanda di divorzio o dopo di essa.

Il diritto alla quota sulla liquidazione presuppone che l’ex coniuge lavoratore, con la cessazione del rapporto di lavoro, abbia maturato il diritto alla relativa percezione e che il richiedente sia, allora, titolare di assegno di divorzio e non sia passato a nuove nozze. Poiché, però, l’assegno di divorzio costituisce il presupposto per l’attribuzione all’ex coniuge del TFR del lavoratore, esso sarà esigibile solo dopo che la sentenza che riconosce il diritto all’assegno divorzile passa in giudicato (cioè diventa definitiva).

Altro aspetto specifico degno di nota è che se il lavoratore, prima della cessazione del rapporto di lavoro, abbia chiesto e ottenuto degli acconti sulla liquidazione, la quota spettante all’ex coniuge richiedente andrà calcolata non sull’indennità totale percepita, ma sulla sola porzione di essa maturata a seguito degli specifici accantonamenti realizzati durante il matrimonio. In altre parole, il calcolo della quota di Tfr dovuta all’ex coniuge del lavoratore deve essere effettuato al netto degli anticipi richiesti ed ottenuti dallo stesso durante il matrimonio (compreso il periodo di separazione). Ciò in quanto l’anticipo, una volta accordato dal datore di lavoro e riscosso dal lavoratore, entra nel suo patrimonio personale e non può essere revocato. E’ inevitabile quindi che, in tal caso, la quota spettante al richiedente sarà inferiore a quella che avrebbe potuto essergli attribuita se le anticipazioni non vi fossero state.

È poi pacifico in giurisprudenza che il diritto alla quota del TFR dell’ex coniuge maturi anche in caso di morte di quest’ultimo. Anche nell’ipotesi in cui, quindi, il divorziato/lavoratore abbia contratto un nuovo matrimonio, dopo la sua morte l’ex coniuge (titolare dell’assegno di divorzio) avrà diritto, in concorso con il nuovo coniuge superstite, non solo ad una quota della pensione di reversibilità, ma anche a una quota della indennità di fine rapporto.

Al fine di ottenere il pagamento della quota di TFR spettante, in ogni caso, l’ex coniuge dovrà presentare un apposito ricorso al Tribunale con l’assistenza di un avvocato, chiedendovi che: il Giudice disponga in proprio favore l’attribuzione della quota percentuale dell’indennità di fine rapporto dovuta all’ex coniuge e di conseguenza, ordini al datore di lavoro, il pagamento della percentuale dovuta, tenendo conto dei criteri di calcolo sopra descritti.

Ursula Raniolo, Avvocato del Foro di Catania, Vice Presidente Camera minorile

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  • Salve. Mio fratello ha percepito TFR 16 anni fa , un anno dopo il divorzio.Può ancora sua ex moglie chiedere una parte di TFR? i soldi non ci sono più
    Grazie

  • Buon giorno. Il testo è chiarissimo. Ho una domanda. Durante tutta la vita matrimoniale ho versato i contributi volontari pensionistici per la ex moglie in Ungheria. Si è poi scoperto che non aveva pagato i contributi e tenuto per se i soldi. Posso chiedere di compensare la somma pagata per i suoi contributi con la quota a lei spettante del TFR? Grazie per l’attenzione.

  • Su disposizioni AG dovrò versare parte del tfr con riferimento agli anni di matrimonio.
    Tenuto conto che:
    – ho lavorato 36 anni, 6 mesi e 3 giorni;
    – ho riscatto anni 5 di lavoro per un totale di anni 41, 6 mesi e 3 giorni;
    – il matrimonio, sino alla sentenza divorzile, è durato 25 anni e 1 mese,
    posso calcolare gli anni di servizio su 41 anni, 6 mesi e 3 giorni (considerando anche il riscatto) oppure su 37 anni (calcolando che ho superato i 6 mesi e quindi arrotondando per eccesso)?

    Ringrazio e spero in una chiarificatrice risposta.

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