Rapporto RES, Sicilia terza regione italiana per corruzione. Seconda la Lombardia, prima la Campania

Il morbo della corruzione politica non molla la nostra Regione

PALERMO – Il morbo della corruzione politica non molla l’Italia. Ne è passata di acqua sotto i ponti dallo scoppio di Mani Pulite, che all’inizio degli anni Novanta scoperchiò il sistema corruttivo sul quale si basava parte del sistema della cosiddetta Prima Repubblica. Eppure non sembra cambiato molto, perlomeno nella sostanza, se come spiega l’VIII rapporto RES (Istituto di Ricerca Economica e Sociale in Sicilia) “prima i vantaggi della corruzione erano diretti prevalentemente verso i partiti (in particolare con il finanziamento illecito), adesso appaiono più frequenti i casi di vantaggi personali che si manifestano anche con la costruzione di reti associative più ‘private'”. Un quadro che si complica nel Sud Italia, “specie in regioni come la Campania, la Sicilia e la Calabria, ma anche in altre aree territoriali, come la Lombardia”.

“Secondo i dati analizzati nel Rapporto la corruzione politica appare in crescita – scrive infatti l’Istituto – dopo un periodo di lieve calo nel decennio successivo a Tangentopoli. Erano 400 in totale i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994, valore poi sceso a 317 tra il 1995 e il 2004, mentre tra il 2005 e il 2015 si è assistito a un’impennata che ha portato i reati totali commessi da politici a 517, ben al di sopra del livello pre-Tangentopoli. La regione col maggior numero in assoluto di reati legati alla corruzione politica è la Campania, seguita dalla Lombardia e poi dalla Sicilia. Le regioni più “virtuose” sono la Valle d’Aosta e l’Umbria”. La presenza al secondo posto “in classifica” dell’operosa Regione settentrionale non sorprende: da anni ormai si è riscontrato come quella realtà sociale, mediamente opulenta, attiri purtroppo i fenomeni correttivi e altri tipi di illecito. “Circa la metà dei politici corrotti – precisa però il RES – opera nelle regioni del Mezzogiorno”.

Ma come funziona la corruzione politica? Come si sostanzia la sua azione? “I corrotti offrono soprattutto un accesso privilegiato ad appalti e affidamenti (nel 45% dei casi considerati) – risponde il RES – mentre le risorse scambiate dal corruttore sono nella maggior parte dei casi tangenti (54%). Queste risultano più diffuse al Nord (oltre il 60%), anche se in misura minore rispetto al periodo precedente a Tangentopoli, mentre il voto di scambio (8%) e i favori (5%) sono maggiormente presenti nel periodo successivo, specialmente al Sud (dove raggiungono rispettivamente il 13% e il 9%). Non sempre le risorse scambiate hanno una natura monetaria. Per esempio, al Sud i casi in cui lo scambio non è quantificabile, perché prende la forma dei favori e di altri benefici materiali, sono circa il doppio (35%) di quelli che si registrano al Nord (18%). Al Nord, invece, risultano molto più numerosi (18%) i casi il cui valore scambiato tra corrotto e corruttore supera i 500.000 euro rispetto al Sud (9%)”. Anche nella corruzione, insomma, c’è un disvalore tra il Settentrione d’Italia e le Regioni del Mezzogiorno.

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