Psicodramma PD: tutti strateghi ma nessuno fa il nome

La direzione regionale dei Dem svoltasi ieri a Palermo conferma un partito intenzionato a giocare su più fronti in attesa del volto giusto e della quadra con gli alleati

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PALERMO – La direzione regionale del Partito democratico riunita ieri in fretta e furia dopo l’auto-candidatura del presidente uscente Rosario Crocetta, ha deciso (tanto per cambiare) di non decidere. Non è stato deciso se si terranno le primarie, né proposto il nome di un candidato o annunciata la coalizione con la quale i dem intendono correre per le prossime regionali di novembre. In via Bentivegna, sede del PD a Palermo, si è consumata una noiosa mattinata di chiacchiera, cui hanno partecipato assessori, ex assessori, qualche segretario provinciale, un paio di curiosi che hanno approfittato dell’aria condizionata gratis.

Il tutto si può riassumere nelle parole del segretario regionale Fausto Raciti; “È stato un confronto utile e sereno, il partito ha dimostrato di essere più unito di quanto a volte possa apparire dall’esterno, e ringrazio tutti quelli che sono intervenuti stamattina per avere espresso posizioni utili a costruire una vittoria elettorale”. Che il partito è unito è stato deciso dai 10 presenti, ciascuno esponente di una corrente differente e a volte anche di più d’una, a seconda del momento. La base, termine tanto caro a sinistra, pare venga dopo. Ma dopo cosa?

Dopo la scelta di un’ampia coalizione che con un movimento circolare abbracci tutto il possibile, dalla sinistra più estrema ad Alfano, passando per i centristi di D’Alia. Solo dopo, probabilmente, verrà annunciato il nome del prescelto e alla fine dei giochi verrà comunicato che “purtroppo” non c’è più tempo per le primarie. Già, perché le primarie tanto invocate all’inizio dell’anno da molti democratici, in primis Faraone, sono state accantonate. Non si sa se per paura del confronto col voto, o per altre ragioni.

I prossimi passaggi saranno fondamentali, inizieranno settimane di estenuanti trattative. Già la prossima settimana si intensificheranno, previsti incontri con D’Alia e il suo entourage, ma non solo.

Il piano A prevede che: i centristi andranno avanti proponendo la candidatura unica di Gianpiero D’Alia, mentre il PD punterà quasi certamente su Peppino Lupo. Nessuno dei due cederà, e prima ancora di iniziare il braccio di ferro, potrebbe addirittura essere chiesto al giovane Fausto Raciti di “sacrificarsi” per il bene della Sicilia, del partito, della coalizione e della pace nel mondo. Ma questa ipotesi potrebbe essere solo una strategia che nasconde il vero nome. Un nome “blindatissimo”, ma che potrebbe rispondere a un profilo noto, quello di Giuseppe Antoci, attuale presidente del Parco dei Nebrodi. Chissà.

Il momento più intenso nel corso della direzione regionale, è stato raggiunto quando è stata chiesta discontinuità, quasi una presa di distanza, dal governo Crocetta. Non è la prima volta che capita di assistere a questi dibattiti, ma la cosa davvero surreale è che a porre la questione siano uomini che si trovano all’interno del governo, non lo condividono ma fanno gli assessori, lo disconoscono ma stanno negli uffici di gabinetto. Quale credibilità può avere chi si rende responsabile di queste incredibili incoerenze? Mistero.

Ecco che salta fuori il comodo “senso di responsabilità”, quando devono giustificare la loro permanenza in posizioni di potere e privilegio, ma la base, il popolo, la gente qualsiasi, ha una lettura differente della realtà.

Se già domani tutti gli assessori, i gabinettisti, i consulenti legati alle correnti contrarie al governo Crocetta, andassero via in massa, sarebbe un bel segnale di vita. Peccato che non avverrà e in ogni caso sarebbe comunque tardi. Non è pensabile far passare l’idea che dopo 5 anni al fianco del governatore, improvvisamente se ne prendano le distanze “vere” a tre mesi dalle elezioni, facendo i verginelli. Dimostrerebbero una scarsa considerazione dell’intelligenza dei siciliani.

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