Regionali, pioggia di ricorsi: “Irrealistico che si ribalti il voto”

Da un capo all’altro della Sicilia continuano a fioccare i ricorsi di candidati all’ARS sul caso delle auto-certificazioni non adeguate alla Legge Severino. La vicenda era già nota

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PALERMO – Il primo a muoversi, alcuni giorni fa, era stato l’ex sindaco di Alcamo ed ex Presidente dell’Anci Sicilia Giacomo Scala, rimasto fuori dall’ARS nonostante le 5000 preferenze conquistate nella lista di Sicilia Futura nel colleggio di Trapani. A catena, una pioggia di ricorsi sta abbattendosi sulle elezioni che lo scorso 5 novembre hanno scelto il nuovo Presidente e rinnovato l’Assemblea Regionale Siciliana. Sul tavolo un vizio di forma nei moduli forniti dalla Regione prima del voto, che mancavano di citare la Legge Severino nell’autocertificazione richiesta ai candidati.

Nei moduli si faceva riferimento ad una legge precedente, la 55 del 1990, la quale inseriva nella cause di incandidabilità soltanto i reati di mafia. Peccato che la norma sia stata superata nel 2012 proprio dalla Severino, che “allarga” i reati ostativi alla candidatura dall’istigazione alla corruzione all’abuso d’ufficio, dalla rivelazione di segreto d’ufficio all’interruzione di pubblico servizio. Qui nasce l’inghippo. A presentare un’autocertificazione “aggiornata” ai parametri della nuova Legge, complice il refuso dei moduli regionali, sarebbero stati soltanto una parte dei candidati all’ARS. Altri avrebbero presentato un’autocertificazione di fatto incompleta. E adesso i non-eletti sperano nell’annullamento delle candidature non in regola per subentrare a Palazzo dei Normanni.

Un bel pasticcio, che minaccia di allargarsi a macchia d’olio con decine di ricorsi in tutta l’isola. Ma la questione della Severino sarebbe tutt’altro che una novità. Il caso era stato sollevato già prima delle elezioni, negli stessi termini con cui viene presentato oggi. A fare presente l’errore nei moduli regionali erano stati i Siciliani Liberi guidati dal professor Massimo Costa. Ma gli uffici competenti avevano fatto orecchie da mercante. “Noi abbiamo sollevato il problema per primi. Fummo quasi derisi dalla Regione e dall’Ufficio elettorale, come se volessimo lanciare allarmismo – ricorda Costa ai microfoni di Tribù. Che lancia una stoccata a quanti oggi fanno ricorso: “Questi signori all’epoca non dissero niente. Gli uffici della Corte di Appello che hanno ricevuto queste candidature, da noi interrogati, hanno fatto prevalere il buonsenso rispetto ad un errore che non era dei candidati, ma della Regione. Quindi non accettare queste liste avrebbe generato un caos”.

Il leader degli indipendentisti si dice favorevole ad un ri-conteggio, che però non penalizzi quanti non avessero cause d’incompatibilità rispetto alla nuova legge, ma avessero mancato di indicarlo per via dell’errore nella documentazione richiesta. “Penso che i voti di chi non aveva i requisiti previsti dalla Severino non debbano essere contati – spiega Costa – Ma chi era in regola e ha presentato la propria candidatura rispetto agli unici moduli disponibili, quelli predisposti dall’assessorato, non può essere contestato in modo strumentale da chi non ce l’ha fatta ad essere eletto per cercare di ribaltare il risultato. A questo punto sarebbe molto più serio annullare tutte le elezioni e ricominciare da capo”.

Sulla possibilità di conseguenze roboanti sulle elezioni dello scorso 5 novembre, paventata da molti giornali, Costa è dubbioso: “Secondo me è un’ipotesi irrealistica, perché confliggono due principi – chiarisce il professore – Da un lato il principio di legalità, per cui le leggi vanno osservate; dall’altro c’è un principio di conservazione, che tutela la volontà espressa dagli elettori. Sarebbe eversivo non considerarlo. Dopo che milioni di siciliani si sono espressi (secondo me male, ma questo è un punto di vista) eleggendo Musumeci, andare a dire che per un vizio di forma il loro voto non valga niente sarebbe un’interpretazione formalistica e sovvertirebbe l’ordinamento democratico”.

Parole significative, specie da chi per primo scoprì l’inghippo dell’autocertificazione. Da un capo all’altro della Sicilia, intanto, continuano a fioccare i ricorsi di candidati all’ARS decisi a non sprecare quest’opportunità di rientrare in Parlamento. Ciascuno determinatissimo a far valere le proprie regioni. Un posto in Assemblea val bene un ricorso.

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