Meno 6 giorni alle urne: chi andrà a Palazzo d’Orléans?

Si è entrati nella settimana decisiva della campagna elettorale, al termine della quale i siciliani saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo Presidente della Regione e rinnovare l’Assemblea regionale siciliana

PALERMO – Si è entrati nella settimana decisiva della campagna elettorale, al termine della quale i siciliani saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo Presidente della Regione e rinnovare l’Assemblea Regionale. Una campagna elettorale atipica, quella del 2017, anche paragonata alle occasioni precedenti che pure avevano avuto carattere emergenziale. Nel 2012 si trattava di dare un governo ad un’isola che per la seconda volta vedeva un governatore dimettersi perché accusato di reati pesantissimi; cinque anni dopo si lavora in un contesto politico radicalmente mutato ma l’emergenza, più che in passato, è legata agli “impresentabili” e al rischio che molti di essi approdino a Palazzo dei Normanni tra una settimana.

Meno sette. E gli aspiranti governatori di tutti gli schieramenti che si preparano per lo sprint finale, consapevoli che i giochi saranno aperti fino all’ultimo minuto. Gioca per vincere Nello Musumeci, candidato del centrodestra, nonostante le infinite polemiche che nelle ultime settimane hanno accompagnato la sua coalizione, proprio in merito agli “impresentabili” in larga parte ospitati nelle sue liste. L’ex Presidente della Provincia di Catania attende di ricevere mercoledì il sostegno di Berlusconi – dopo le tensioni con il leader di Forza Italia – mentre da ieri sera in Sicilia è sbarcato Matteo Salvini che resterà fino alla fine dei giochi. A giorni dovrebbe anche tornare la Meloni, che pure è stata molte volte sull’isola.

Se le polemiche sulle liste pulite possono avere eroso parte del consenso di Musumeci, quest’ultimo cercherà di colpire – come fatto ieri durante il confronto tv – l’avversario che ne insidia la corsa a governatore. Quel Giancarlo Cancelleri che pure continua a raccogliere congrui bagni di folla, nonostante le accuse di doppia morale e l’ordinanza del Tribunale di Palermo sulle Regionarie mostrata da Musumeci in tv. Il candidato del M5s chiuderà la campagna elettorale a Palermo con lo stato maggiore del Movimento, quanto mai unito intorno al deputato regionale. La vittoria alla Regione, non a torto, è considerata viatico per il Governo di Roma nel 2018. Lo sa bene Di Maio che aprendo i comizi nelle varie piazze non manca mai di accennare alle questioni nazionali.

Carattere nazionale negato dai democratici, che domenica prossima più che al Presidente guarderanno alla composizione dell’Assemblea Regionale, dove potranno arrivare nomi di “peso”. Continua formalmente la corsa del Rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari, anche se il confronto di ieri ha chiarito che in termini di appeal politico l’accademico abbia molta strada da fare. Dubbi su altri interventi di Renzi dopo il blitz catanese della settimana scorsa. Spostandosi a sinistra, Claudio Fava concluderà una campagna iniziata nel segno della contrapposizione morale a tutti gli altri candidati. Dopo il risultato deludente del 2012, per la nota vicenda della residenza su cui non è il caso di tornare, molti sperano che il Vicepresidente della Commissione Antimafia possa portare all’ARS una pattuglia di deputati.

Che potrebbero avere il loro peso, suggeriva ieri Lucia Annunziata, malgrado Fava abbia respinto ipotesi di alleanze pregiudiziali con chiunque. Last but not least, il candidato indipendentista Roberto La Rosa che dopo lo “scontro” con la conduttrice ha guadagnato più visibilità di quanta non ne avesse conosciuta in mesi di campagna elettorale. Questi i “campioni” che tra pochi giorni, nel segreto dell’urna, si contenderanno la carica di Presidente della Regione. Portando ciascuno i propri candidati al rinnovo del parlamento più antico d’Europa. Che dopo mille anni di storia spererebbe di vedere un po’ di luce. 

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