Regione, nella relazione del Pg Zingale il fallimento di Baccei

Le principali osservazioni mosse dal Procuratore Zingale sul Bilancio “irregolare” della Regione Siciliana. Il 10 luglio la “risposta” del Governo

Corte dei Conti

PALERMO – Un unicum in settant’anni di storia amministrativa della Regione Siciliana. Basterebbe questo a dare il senso della “bocciatura” del Bilancio 2016 da parte della Corte dei Conti. Ma bisogna immergersi nelle oltre ottanta pagine della requisitoria del Procuratore Generale Pino Zingale per trovare le motivazioni concrete di un atto senza precedenti.

Come riportato alcuni giorni fa, il Pg ha contestato la mancata istituzione dei fondi per il rischio di spese legali, per la copertura di potenziali passività legate alle operazioni finanziarie su prodotti derivati e per le perdite degli organismi pubblici controllati dalla Regione. Il Procuratore ha chiesto inoltre un elenco dei residui attivi e passivi reimputati nei bilanci 2017 e 2018. A fronte delle richieste di Zingale la Corte ha sospeso il giudizio, fissando il termine del 10 luglio per le controdeduzioni della Regione Siciliana. L’udienza si terrà il 19 luglio.

BENI CULTURALI AL COLLASSO – Ma a parte le tecnicità, dalla requisitoria del Pg traspare il racconto di una Sicilia impantanata e incapace di reagire in quasi tutti i settori. A cominciare da quello che lo stesso Zingale definisce come “il vero ‘oro nero’ della nostra Isola: il patrimonio artistico ed archeologico della Regione che costituisce il 25% di quello italiano, il quale è, a sua volta, il 50% di quello mondiale”. Potremmo vivere di solo turismo, insomma, se le inadempienze del sistema regionale non finissero col disperdere tanto ben di Dio: “Si è riscontrata una gestione dei siti e dei parchi archeologici al limite del collasso – scrive il Procuratore – frutto di una pluriennale assenza di reale progettualità e consapevolezza del dato economico, oltre che culturale, insito in una tale vastità di beni ed aree artistiche ed archeologiche”. A fronte di tanta inadeguatezza, scrive il Pg, il turismo nell’ultimo anno ha paradossalmente segnato un incremento: circa 400 mila visitatori in più e a maggiori incassi per 2,8 milioni di euro. Il che lascia presumere che una gestione ottimale del comparto dei Beni Culturali potrebbe davvero cambiare il destino economico della Sicilia.

I DUBBI SU PERSONALE E PENSIONI – Zingale passa poi ad esaminare la situazione del personale regionale, registrando come il rapporto dipendenti/dirigenti sia rimasto invariato rispetto al 2015. Ogni nove impiegati regionali uno ha ruoli direttivi. Decisamente troppo, secondo il Procuratore: “Una proporzione del tutto irragionevole ed abnorme – scrive – frutto, in larga parte, di scriteriate scelte politico/clientelari del passato, estranea a qualsivoglia sano principio di gestione sia in campo pubblico che privato”. Oneri importanti che si riflettono anche nei trattamenti pensionistici dei regionali, affidati ad un Fondo autonomo il cui funzionamento – come integrato proprio nel 2017 – presenta agli occhi del Pg diversi dubbi. A preoccupare sopratutto il trasferimento di patrimonio immobiliare dalla Regione Siciliana al Fondo, con oneri incrociati “di difficile configurabilità”. A preoccupare Zingale l’abbandono “di quell’atteggiamento prudenziale” che dovrebbe sorreggere qualsivoglia operazione relativa al Fondo, che non è costituito da somme provenienti dalla fiscalità generale, ma dai contributi dei lavoratori. Con i quali non sarebbe bello giocare al gioco delle tre carte.

OCCHIO ALLE PARTECIPATE – Venendo alle partecipate Regionali, altro tasto dolente per l’amministrazione regionale, il Procuratore della Corte dei Conti nota come “il numero dei dipendenti è costantemente superiore a 7.000 unità” e risultino “assolutamente indispensabili adeguati e rigorosi controlli sui sistemi di reclutamento e sul rispetto dei divieti in tema di assunzioni”. Ma il Pg critica anche la gestione del personale già in essere: “Ancora una volta si segnala che la Regione Siciliana non ha proceduto – ed il fatto si connota di gravità assoluta nell’ottica di una reale trasparenza della spesa pubblica – al consolidamento dei costi del personale del perimetro pubblico allargato, includendo anche la galassia delle società partecipate”. A ciò si aggiunge l’assenza di una Sezione di controllo della Corte dei Conti sugli enti partecipati dalla Regione, pur prevista dall’art. 23 dello Statuto e in discussione presso la Commissione Stato-Regione.

DEBITI E DERIVATI – Criticità anche nei debiti della Regione, ammontanti nel 2016 ad oltre 8 miliardi di euro. Zingale nota dapprima come l’Amministrazione abbia fatto ricorso “ad un ingente utilizzo di uno strumento contabile che già era stato stigmatizzato in occasione della scorsa relazione, e cioè le anticipazioni di liquidità”, la cui restituzione “gravata naturalmente da interessi, peserà sulle già esangui casse della Regione Siciliana per un trentennio e cioè sino al 2044-45”. La già difficile situazione finanziaria della Regione, poi, “è aggravata ulteriormente dagli effetti dei contratti derivati stipulati dalla stessa”. Uno strumento, quello dei “derivati”, che fino al 2007 aveva comportato un vantaggio economico ma che da allora in poi ha fatto registrare differenziali negativi alla Regione. Da qui la necessità, finora non rispettata, di “un sufficiente fondo di riserva finalizzato a limitare gli esborsi futuri” e “l’assunzione di iniziative volte a contenere i rischi della attuale esposizione debitoria”.

LA SANITA’ MIGLIORA? – Una sorpresa potrebbe essere rappresentata dal comparto della sanità, di cui il Pg rileva “l’attività svolta dall’Assessorato alla salute, volta a ridurre gli sprechi pur mantenendo inalterata la qualità della prestazioni”. La tanto sospirata spending review sembrerebbe trovare applicazione grazieai controlli sulle cartelle cliniche, al monitoraggio sull’appropriatezza dei ricoveri, all’attenzione dedicata agli eventi cardiologici che, da soli, costituiscono una parte ingente della spesa regionale”. Che ammonta pur sempre a 9 miliardi di euro, ovvero al 57% della spesa complessiva. Zingale prosegue elencando una serie di casi di specie afferenti al riordino della rete ospedaliera da approfondire.

Queste le principali osservazioni mosse dal Procuratore Generale della Corte dei Conti sul Bilancio della Regione Siciliana. Come accennato sopra bisognerà aspettare il 10 luglio  per le controdeduzioni della Regione Siciliana e il 19 luglio per l’udienza. Soltanto allora conosceremo il “destino” del bilancio regionale.

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