Regione, sui rifiuti è crisi ma la maggioranza litiga

Il tutto mentre 50 sindaci del palermitano annunciano un sit-in davanti a Palazzo d’Orléans per protestare contro la situazione di Bellolampo

PALERMO – Una Regione senza Assessore ai Rifiuti. Proprio mentre la crisi delle discariche tocca il punto più drammatico, con un rischio concreto di black-out nella gestione della “monnezza” da qui a pochi mesi. Dal 29 dicembre l’interim resta nelle mani del Presidente Nello Musumeci, in attesa che nei prossimi giorni la delega venga riassegnata. Il tutto mentre il governo nazionale boccia l’opzione dei rifiuti all’estero proposta da Musumeci e cinquanta sindaci del palermitano annunciano un sit-in davanti a Palazzo d’Orléans per protestare contro la situazione di Bellolampo.

Ordinaria amministrazione in una Regione in emergenza permanente, si dirà. E tuttavia, dopo gli sviluppi delle ultime ore, l’abbandono del titolare del dicastero regionale dei Rifiuti Vincenzo Figuccia assume una nuova luce. La storia è nota. Dopo le imprudenti dichiarazioni del presidente dell’ARS Gianfranco Micciché sull’abolizione del tetto annuo da 240.000 per i dirigenti di Palazzo dei Normanni, Figuccia – esponente dell’Udc, ex Forza Italia – aveva presentato le dimissioni dall’incarico di Assessore spiegando di non poter collaborare con un governo che avallasse simili privilegi.

Una posizione condivisa da molti, nelle ore successive all’abbandono. Dopo qualche ora, tuttavia, il Presidente dell’ARS aveva fatto marcia indietro sui maxi-stipendi. Affidando al deputato Giorgio Assenza, eletto con #DiventeràBellissima, la trattativa con i sindacati per il ripristino di un tetto, possibilmente equivalente a quello della scorsa Legislatura. Una volontà, quella di contenere i privilegi dei super dirigenti, ribadita oggi nel corso di un’intervista a L’aria che tira, su La 7: “Gli stipendi di questa Ars sono pazzeschi, sono vergognosi – ha detto Micciché – Ma io non ci posso fare niente. Abbiamo appena formalizzato di mettere di nuovo il tetto di 240mila euro, ma non abbiamo una legge nazionale e non so se avremo successo”

Nessuna difesa dei privilegi castali, insomma, da parte del numero uno dell’Assemblea regionale. Che riporta l’attenzione sul motivo – o sul pretesto – delle dimissioni di Figuccia. Improbabile che all’interno della maggioranza non fosse possibile un chiarimento, e che la prima “crisi” del governo Musumeci si sia basata su un gigantesco qui pro quo. Nei corridoi di Palazzo dei Normanni la spiegazione che si dà è tutta politica. Quello che tutti sanno e che nessuno dice è che tra Micciché e Figuccia corre da tempo cattivo sangue, tanto da spingere quest’ultimo, nei mesi scorsi, ad abbandonare Forza Italia. 

E a lanciare oggi un nuovo attacco al commissario regionale di FI, dopo la polemica archiviata sui maxi-stipendi. Secondo Figuccia “non si può criticare il presidente del Senato che mantenendo la funzione si trova pure a fare il leader del suo movimento politico e contemporaneamente far finta di nulla su Gianfranco Miccichè eletto presidente dell’Assemblea regionale siciliana, mentre contemporaneamente mantiene la carica politica di coordinatore regionale di Forza Italia”. L’ex assessore ai Rifiuti ha bollato come “forme di regime marxista” il doppio ruolo in capo a Micciché, invitando il centrodestra a valutare la “pesante questione dei ruoli istituzionali coincidenti con ruoli politici in capo alle medesime persone”.

“Davanti alle prossime elezioni politiche – ha aggiunto il deputato regionale dell’Udc – assistiamo in Sicilia alle azioni di ingordigia di chi da Palazzo dei Normanni agisce anche nella formazione delle liste, incontra amici e distribuisce collegi ai più devoti. Credo che debba essere lo stesso Silvio Berlusconi, leader del centrodestra, a fare chiarezza sul ruolo, o doppio ruolo, di Miccichè”. Da parte dei vertici di Forza Italia, al momento, nessuna risposta. Ma la “guerra” tra Micciché e Figuccia non vede una tregua all’orizzonte, avendo lasciato dietro di sé un Assessorato acefalo nel momento più grave per la Sicila.

Disegnando ancora una volta il quadro di interessi politici privati che condizionano la cosa pubblica siciliana, con un Presidente della Regione incapace di dirimere i contrasti per paura di lacerare una maggioranza già abbastanza compromessa. In Aula il magic number di 36 deputati è sfumato da tempo, con le defezioni di Cateno De Luca (Udc) e Tony Rizzotto (Noi con Salvini) dalla maggioranza. La polemica di Figuccia rischia di pesare ulteriormente.

Costringendo il Presidente ad accettare il soccorso del Partito Democratico e Sicilia Futura, costituendo di fatto un governo di minoranza costretto di volta in volta a trovare i numeri in Aula. Proprio mentre la Sicilia avrebbe bisogno di un esecutivo forte e pienamente legittimato, per affrontare le molte crisi descritte da Musumeci nel suo intervento di martedì. Una contraddizione, per chi ha promesso di restituire alla Regione normalità, stabilità e rigore.

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