Il rettore che vorrei non fa miracoli

Gli studenti hanno affidato alla telecamera di Tribù i loro desideri

CATANIA – Aule dove non piova, posti a sedere per tutti e percorsi didattici formativi a tal punto da dare – pensate un po’ – conoscenze professionalizzanti immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Così gli studenti catanesi ci descrivono l’università che sognano. Cose semplici e alla base del servizio pubblico. Ma l’Università di Catania fa acqua da tutte le parti. E non solo in senso figurato purtroppo.

Questi ragazzi affidano le loro riflessioni a Tribù, mentre dentro l’aula magna di Palazzo Centrale a piazza Università i tre candidati a rettore parlano di internazionalizzazione, nuovi percorsi didattici più attrattivi, insegnamenti in lingua inglese per poter andare a specializzarsi negli States.

Francesco Basile, Filippo Drago ed Enrico Foti parlano a lungo. Sono cronometrati dal decano Salvatore Brullo, improvvisato Mentana dell’università. Non si sa mai che si parli un minuto in più. Per la par condicio.

I temi da affrontare però richiederebbero più dei 15 minuti concessi ad ogni aspirante rettore. L’aula magna è gremita: presenti molti più studenti di quelli che compongono il corpo elettorale. Buon segno.

Chi farà la differenza nelle votazioni saranno i docenti e il personale tecnico amministrativo: numericamente pesano di più del corpo studentesco. Ma l’università non è forse prima di tutto degli studenti e per gli studenti?

Loro ascoltano e pazientemente aspettano che venga il loro turno. Le domane ammesse al dibattito sono solo venti, ma i gruppi studenteschi si sono organizzati e c’è un’ampia rappresentatività: dipartimenti diversi, esigenze diverse, tutte importanti in egual misura.

L’unico dei candidati a presentarsi ai ragazzi è Filippo Drago: “Sono docente di Farmacia, padre di quattro figli, didatta per passione e vocazione”. Lo racconta agli studenti che – forse, chi lo sa? – dal 3 febbraio si potrebbe trovare a coordinare.

Ma è una breve parentesi, poi è un susseguirsi di proclami, di numeri. Francesco Basile propone la “Unict Identity Card”, la carta convenzioni per gli studenti catanesi. Enrico Foto – l’unico a parlare di una rimodulazione della didattica – lo applaude: “Ti chiederei il voto se non fossi anche tu candidato” ironizza.

Tra gli studenti qualcuno borbotta, qualcun altro sorride sarcastico. Sono un po’ scettici.

Come biasimarli visto lo stato in cui versa l’Università di Catania? “Un’istituzione come la nostra non merita di essere agli ultimi posti nelle classifiche nazionali” ci dice Simone.

“Sono stufa di sentirmi dire che la mia laurea vale meno di quella di chi studia fuori dalla Sicilia” protesta Amele.

Ma non si arrendono: “Ci aspettiamo una svolta” ci dice Salvatore.

Da qui dovrebbero partire i programmi dei candidati rettore: dalla consapevolezza che da cambiare e da fare c’è tanto. E che non si tratta solo di “rafforzare la ricerca”.

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