Il “reuccio” dei supermercati al capomafia latitante: “Perché non fai una scappata per l’inaugurazione?”

All’attenzione degli inquirenti che hanno sequestrato beni per 41 milioni di euro i rapporti tra Guglielmino ed elementi di vertice del clan Cappello

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CATANIA – Dal 2004 ad oggi aveva messo su dal niente un impero milionario, fatto di supermercati, distributori di benzina e catene di negozi. Con ritmi di crescita vertiginosi, roba da capitani d’industria e self made man all’americana. Peccato che, secondo gli inquirenti, il patrimonio di Michele “La Gesa” Guglielmino – 48 anni, pluripregiudicato – fosse riconducibile al clan Cappello-Bonaccorso.

Nelle scorse ore la Divisione Polizia Anticrimine e la Squadra Mobile di Catania, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, ha sequestrato un patrimonio da oltre 40 milioni di euro nelle disponibilità dell’imprenditore. Nella rete degli inquirenti 13 supermercati a marchio G.M. dislocati a Catania e in provincia, un distributore di carburanti, terreni edificabili, ville, automobili, conti correnti e rapporti bancari per un valore di 250.000 euro.

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“Sono contento di presentare questa operazione – ha detto in conferenza stampa il neo Questore di Catania Alberto Francini – I successi nella lotta alla mafia ci sono, il passaggio ulteriore è l’aggressione ai patrimoni mafiosi e anche da questo punto di vista a Catania siamo molto attrezzati. Bisogna togliere spazio al controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali riaffermando il controllo dello Stato. Il merito di questa azione è sopratutto del mio predecessore – ha aggiunto Francini ringraziando l’ex Questore Giuseppe Gualtieri e dei dirigenti che hanno lavorato alle indagini”.

Al centro delle indagini proprio Michele “La Gesa”, un “reuccio” della grande distribuzione alimentare già noto alle Forze dell’Ordine. “Guglielmino è un pregiudicato per reati in materia di stupefacenti – ha detto il dirigente della Squadra Mobile Roberto Salvago – Già nel 2004 era stato colpito da una misura cautelare nell’ambito dell’operazione ‘Ramazza’ nei confronti del clan Cappello. Nell’ambito di quel processo venne assolto, ma venne riarrestato e condannato nel 2008″. Come ricordato dagli inquirenti, Guglielmino era stato coinvolto nell’operazione “Clapton”, svolta nel 2006 dalla Squadra Mobile di Enna, e nell’operazione “Night life”, messa a segno nel 2007 dalla Squadra Mobile di Catania. Il soggetto era già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel 2008 e alla libertà vigilata nel 2013.

All’attenzione degli investigatori anche i rapporti intrattenuti da Guglielmino con elementi di vertice del clan Cappello-Bonaccorso. In particolare con Angelo Cacisi, con il quale aveva contatti diretti mentre quest’ultimo era latitante. A testimoniarlo una conversazione telefonica captata dagli inquirenti. “In qualsiasi modo dovevo farcela – dice Guglielmino a Cacisi parlando dell’inaugurazione di un locale – perché non la fai una scappata, ti faccio vedere il banco sistemato?”. Il boss latitante fa capire che non intende andare. “Le vie del Signore sono infinite? – risponde allora Guglielmino – Devi vedere il banco sistemato, com’è sistemato oggi per l’inaugurazione”.

 

Frasi che secondo gli inquirenti testimoniano la confidenza tra Guglielmino e il boss latitante. Una vicinanza che emerge anche dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, che hanno descritto i rapporti tra l’imprenditore e elementi di rilievo del clan. In un dato momento a Guglielmino viene anche affidata una lettera per la moglie di Turi Cappello, Maria Rosaria Campagna. 

“L’indagine patrimoniale, scrive il Tribunale, è stata condotta in maniera unica e in modo esaustivo – ha detto il dirigente della Squadra Mobile Ferdinando Buceti – stiamo adottando un metodo importante e doppiamente efficace. Se da una parte i patrimoni si possono aggredire sotto il profilo penale, parallelamente si possono aggredire sotto il profilo del sequestro preventivo. Si tratta un attività di ricerca meticolosa ed estenuante, che porta ad analizzare anche centinaia di posizioni, quella del proposto – in questi caso Guglielmino – ma di tutti coloro che gli ruotano intorno”.

“Il soggetto aveva conosciuto un’ascesa imprenditoriale fortissima dai primi anni Duemila – ha ribadito Buceti – Gli amministratori hanno sottolineato come a partire dal 2004 a oggi il suo gruppo avesse avuto una crescita del 36 per cento annuo, arrivando dal nulla a milioni di euro di fatturato. Si tratta di una rete di tredici supermercati e due in apertura, con deposito di oltre 20.000 mq a Misterbianco. I beni erano intestati alla moglie, alla cognata, al figlio”.

A tenere in mano le redini del gruppo, tuttavia, era soltanto Michele “La Gesa”. L’impresa negli anni aveva raggiunto dimensioni imponenti, impiegando fino a 120 persone impiegate con tutto l’indotto. “Le attività non si fermeranno ma verranno condotte dagli amministratori per tutelare l’economia sana della città – ha concludo il dirigente della Mobile – Serve ottimismo, ma il pessimismo è giustificato dall’enormità di personaggi e beni criminali che popolano il panorama catanese”. Contro cui l’azione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura sarà implacabile, ha promesso il Questore Francini: “A Catania esiste un’economia sana ed è compito nostro difenderla, eliminando la concorrenza sleale della criminalità organizzata”. 

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