Rifiuti Ilva in Sicilia, pericoli per la salute?

Galletti rassicura ma non convince gli ambientalisti

SIRACUSA – “I rifiuti dell’Ilva di Taranto tornano a essere smaltiti in Sicilia. Lì dove sorge il polo petrolchimico, nel completo silenzio delle istituzioni e all’insaputa delle popolazioni locali”.

A lanciare l’ultimo allarme sulle cittadine siracusane di Augusta, Priolo e Melilli, sono Legambiente, Decontaminazione Sicilia e Natura Sicula. Tra i firmatari dell’ennesima denuncia sulla questione ambientale, c’è anche lui: Don Palmiro Prisutto. Il “prete scomodo” che parla di “strage di stato” e “olocausto industriale”.

Don Prisutto non è solo. Al punto da esser stato al centro di un caso mediatico, con tanto di flashmob e pagina Facebook in sua difesa, quando la Curia siracusana 8 mesi fa ne aveva chiesto le dimissioni (pare, in realtà, per dissapori con le confraternite augustane).

Con lui, in molti guardano preoccupati all’enorme polo petrolchimico del cosiddetto “Triangolo della morte”. Eppure, ad eccezione delle lamentele da bar sul fetore nauseante che spesso ricopre il profumo di salsedine, tanti altri difendono ancora i metodi di sicurezza utillizzati dalle raffinerie e sottolineano le occasioni lavorative offerte dal polo petrolchimico più grande d’Europa.

Ma stavolta, ad attirare l’attenzione è altro. “Da più di un mese e con cadenza settimanale, diversi autotreni carichi di polverino s’imbarcano sulla nave Eurocargo Livorno del Gruppo Grimaldi, in partenza ogni mercoledì mattina dal porto di Taranto”, scrivono le associazioni ambientaliste.

“Era già successo ad aprile del 2015, quando circa 9 mila tonnellate di polverino prodotto dall’acciaieria pugliese Ilva, dopo essere giunta in nave al porto di Augusta, fu trasferita alla discarica Cisma di Melilli. La novità preoccupante, adesso, è che questo traffico di rifiuti industriali è divenuto regolare e decisamente intenso”.

Dove vanno a finire i rifiuti dell’Ilva? “Non sbarcano più ad Augusta, ma fanno scalo notturno a Catania. Poi raggiungono via terra, il giorno successivo, la discarica di Melilli”. Un trasferimento di rifiuti speciali da un’area altamente contaminata a un’altra nelle stesse disastrose condizioni sanitarie e ambientali” che sarebbe avvenuto, secondo le organizzazioni impegnate sui territori, “senza informare né consultare la Regione Siciliana e le comunità locali”.

Una decisione presa “a tavolino dal ministro Galletti con i commissari dell’Ilva”. Giudicata, dalla cordata ambientalista, come “insostenibile dal punto di vista ambientale e palesemente antieconomica, se non per le aziende private incaricate di attuarla”.

Inoltre, si solleva il sospetto che “la scelta di deviare da Augusta a Catania il passaggio del polverino voglia allontanare i riflettori accesi sulla rada di Augusta dopo lo scoppio dell’inchiesta lucana Petrolio“. Ed è proprio a questo proposito che le associazioni ricordano “come alcuni soggetti citati nelle carte della procura di Potenza, risultavano direttamente o indirettamente coinvolti proprio nell’affare del polverino Ilva”.

“Per tutte queste ragioni – concludono – chiediamo al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti il blocco immediato dell’importazione in Sicilia degli scarti industriali dell’Ilva, nell’attesa di ridiscutere modalità più sostenibili e, soprattutto, più trasparenti. Invitiamo il governo Crocetta e le amministrazioni locali a prendere una chiara posizione in merito, mentre facciamo appello alla mobilitazione della cittadinanza per porre fine a questo dannoso e insensato traffico di rifiuti Ilva”.

Perché portare altri rifiuti speciali ad Augusta-Priolo-Melilli, in un territorio già gravemente inquinato? Sono pericolosi? “No – ribatte Galletti – non c’è pericolo di inquinamento e la situazione è solo transitoria”. Una risposta che non sembra convincere affatto le associazioni ambientaliste.

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