Rifiuti, manca l’ok al Piano: termovalorizzatori al palo

L’assessore Contrafatto: “Non si possono realizzare perchè l’assessorato Territorio non ha approvato il Piano inviato un anno fa”

rifiuti

PALERMO – Erano stati imposti dal governo nazionale per chiudere la stagione delle discariche, alla base dell’annosa emergenza rifiuti nell’Isola. A distanza di un anno e mezzo, però, il Piano messo a punto dalla Regione non è stato ancora approvato e così i sei termovalizzatori restano al palo, malgrado autorizzazioni e finanziamenti già pronti.

“I termovalorizzatori  non si possono realizzare, almeno fino a quando l’assessorato al Territorio non ci approverà il Piano che abbiamo inviato un anno fa”, spiega al Giornale di Sicilia l’assessore regionale all’Energia e ai Rifiuti, Vania Contrafatto.

La Regione inizialmente si era opposta alla scelta dei termovalorizzatori imposta dal governo nazionale. Crocetta aveva annunciato un no secco, ma aveva dovuto alzare bandiera bianca di fronte alle pressioni del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

Per smaltire non più in discarica 600 milioni di tonnellate di rifiuti, il Piano redatto dalla Regione prevede la realizzazione di sei mini-impianti. “Due nelle aree metropolitane di Palermo e Catania, il resto aggregando gli altri territori. In questo modo si riducono anche i costi di trasporto che lieviterebbero se dovessimo puntare su due mega-termovalorizzatori”, spiegava l’assessore regionale alle Attività produttive Mariella Lo Bello.

Per costruire un mini impianto occorrono circa quattro-cinque anni di lavori. Questi tempi possono essere abbattuti solo se si sceglie di riconvertire un’area industriale già dismessa. Per questo il governo Crocetta aveva preso in considerazione le zone di Augusta, Pace del Mela e Termini Imerese. La nascita di comitati contro gli inceneritori e l’indicazione contenuta nell’ordinanza della Regione che prevede che i termovalorizzatori sorgano “esclusivamente” in “aree in esercizio a discariche pubbliche ovvero in aree pubbliche dismesse di discariche non in esercizio ovvero in aree industriali, anche in prossimità delle stesse”, aveva fatto sì che il governo Crocetta individuasse le aree di Bellolampo, Lentini, Sciacca, Castellana Sicula e Campobello di Mazara.

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