Salvo Ravalli, atleta paralimpico che insegna a sognare

Ha una missione: far capire alle persone che la vita continua. Sempre

AUGUSTA – Basta con i siciliani dell’anno.  Quella che Tribú vuole raccontare è una Sicilia che fatica, si impegna, cade e si rialza. Salvo Ravalli è un tripudio di coraggio e sorrisi. Il 7 ottobre 2006 un’auto a luci spente lo investe mentre è in sella alla sua moto, lasciandolo sull’asfalto senza prestargli soccorso.

Una corsa interrotta da un tragico stop. L’addio a motocross, enduro, trial e parapendio si trasforma in una scommessa e in una rinascita: la canoa.

In soli 4 anni diventa vicecampione mondiale ed europeo, pluricampione italiano nella categoria KL1 senior. Ma anche kayak, paraciclismo, pesca d’altura: nel suo curriculum sportivo c’è di tutto. Noi, però, vogliamo raccontarvi Salvo Ravalli così: 45 anni e un’energia da vendere.

Un campione, ma prima di tutto un uomo.

Più che un obiettivo ha una missione: far capire alle persone che la vita Salvo Ravallicontinua. Sempre. Per questo, la sua associazione sportiva dilettantistica “La forza di Salvo Ravalli” organizza gite con i ragazzi diversamente abili a mare e in montagna. Una barca a vela attrezzata appositamente per le carrozzine e via col vento in poppa.

In realtà, la sua esperienza da paratleta comincia con l’handbike. Un elemento in comune, oltre all’intramontabile sorriso, con Alex Zanardi.

Tesserato con il Circolo Canoa di Catania, ha vinto 13 titoli italiani conquistati sulle tre distanze di 200, 500 e 1000 metri. Poi, la doppietta di argenti ai Mondiali di Duisburg nel 2013 e agli Europei di Racice, in Repubblica Ceca, nel 2015. Nello stesso anno, ottiene il quinto posto ai Campionati del Mondo di Milano nei 200 mt. Quest’anno, infine, ha partecipato alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro.

Un giorno vorrebbe presentarsi a una gara internazionale tesserato con una società sportiva della sua città. Senza doversi allenare altrove per raggiungere un sogno: partecipare a Tokyo 2020 all’età di 49 anni. Più “anziano” della primatista Josefa Idem.

Non sappiamo dove lo porterà il futuro, ma una cosa è certa: a correre, ancora, senza barriere.

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